IN UROLOGIA A RIVOLI CENTESIMA OPERAZIONE DI RICOSTRUZIONE  DELLA VESCICA CON UNA TECNICA SPERIMENTATA  DA ANNI   DAL DR. BELLINA, OGGI  UTILIZZATA  IN MEZZA EUROPA
SI DEFINISCE NEOVESCICA AD Y – LA RICOSTRUZIONE VIENE EFFETTUATA SENZA SACCHETTI  ESTERNI, UTILIZZANDO UN TRATTO DELL’INTESTINO – LE PRIME SPERIMENTAZIONI  BEN 20 ANNI ORSONO, MA IL SUCCESSO CLINICO ORMAI CONSOLIDATO  VIENE APPLICATO  OGGI A REGIME  IN MOLTI OSPEDALI ITALIANI E STRANIERI  –   IL TUTTO  IN ATTESA DI UNA VESCICA ARTIFICIALE
Ben  20 anni fa, il Dr. Maurizio Bellina, attuale Primario di Urologia presso l’ASL TO3 e allora in servizio presso la Clinica Urologica dell’Ospedale San Luigi Gonzaga (diretta dal Prof. Dario Fontana), iniziava le prime sperimentazioni su tessuto animale e su cadavere, che lo avrebbero portato a mettere a punto una tecnica di ricostruzione totale della vescica utilizzando un tratto di intestino (ileo).
L’esigenza nasceva dal fatto che le tecniche utilizzate in quell’epoca, in tutto il mondo, per la ricostruzione vescicale, erano complesse e gravate da non poche complicanze (stenosi, dismetabolismi, etc.) Tale sperimentazione si era avvalsa della collaborazione di alcuni Consulenti scientifici del Politecnico di Torino, per studiarne anche l’aspetto fisiologico, affinchè la neovescica potesse garantire uno “svuotamento a bassa pressione, senza ritenzione e, specialmente, senza ripercussioni negative sulla funzione renale.” Che rappresentava uno dei problemi più frequenti incontrati da altre metodiche.
In attesa di una vescica artificiale, che attualmente nel mondo non esiste ancora
Nell’anno 1999, la prima Neovescica Ortotopica cosiddetta ad Y per la sua forma, veniva quindi realizzata sperimentalmente in un paziente affetto da carcinoma vescicale infiltrante e per questo sottoposto a cistectomia radicale. Tale tipo di derivazione urinaria interna, cioè senza sacchetti esterni, a differenza di altre maggiormente diffuse ( neovescica sec. Studer, o CameY 1 e Camey 2 etc ), essendo tecnicamente più semplice e facilmente riproducibile, è stata  nel tempo presentata con successo in vari congressi Nazionali ed Internazionali.
Oggi a parecchi anni dall’avvi o di tale sperimentazione  la tecnica è considerata pienamente valida  ed è tutt’ora utilizzata in  molte  Divisioni di Urologia sia a livello Nazionale (compresa la Clinica Urologica delle Molinette) che Internazionale  ( numerosi Paesi europei anche più all’avanguardia sanitaria come per es. Svizzera, Germania  e  più recentemente Brasile, India ecc.).
1A tutt’oggi, il Dr. Maurizio Bellina, con i suoi collaboratori dell’Ospedale di Rivoli, Dr.ssa Ambu, Dr. Guercio, Dr. Mangione, Dr. Mari, hanno eseguito con successo , con tale tecnica i primi 100 interventi  complessi di ricostruzione della vescica ; in realtà  con tale   tecnica gli interventi ormai eseguiti in questi anni  in altre aziende ospedaliere  in Italia ed all’estero sono davvero molti  testimoniando il pieno successo e validità  alla quale a tutt’oggi la comunità scientifica non ha individuato valide alternative, essendo in attesa di una vescica artificiale interna, che attualmente nel mondo non esiste ancora.
2L’ultima operazione  effettuata a Rivoli   è  proprio in questi giorni  in un paziente appena dimesso per un carcinoma infiltrante alla vescica.
I risultati sia oncologici che funzionali  continuano nel tempo ad essere  ottimi  tenuto conto che  negli anni la tecnica in questione è stata continuamente modernizzata  attraverso l’utilizzo  di suturatrici meccaniche, l’utilizzo di un tratto di intestino più corto, la conservazione della capsula prostatica (quando possibile) per migliorare la continenza e mantenere l’attività sessuale nei pazienti più giovani, la possibilità di esecuzione attraverso laparoscopia o chirurgia robotizzata.
“Apprezzamento per i  risultati conseguiti nel tempo a Rivoli con questa metodica “ è stata espressa  Dr. Flavio Boraso – Direttore Generale dell’ASL TO3  “ considerato  che consente di unire la ricerca del risultato oncologico e funzionale all’attenzione per la qualità di vita del paziente”.