Da sabato 22 settembre a domenica 14 ottobre 2018 Torino XXV edizione di ISAO Festival – Il sacro attraverso l’ordinario,

15 giorni di programmazione e 26 appuntamenti, tra cui 8 proiezioni di film e 15 spettacoli teatrali.

Il festival si apre sabato 22 settembre con appuntamenti pomeridiani e in serata. Inaugura alle ore 20.30 alla Mole Antonelliana con la prima assoluta di “Svalbard, la terra dove nessuno muore. Uno studio del territorio artico in quattro moduli”, nuova produzione de Il Mutamento Zona Castalia che intreccia i linguaggi di teatro, cinema e musica, comprendendo una performance teatrale e un concerto, un album musicale, un documentario e un cortometraggio. Opera collettiva in cui Giordano Amato dirige la parte teatrale, “Svalbard” è un’esplorazione artistica, sociale, ecologica, umana e politica, incentrata sulle tematiche riguardanti la protezione dell’ecosistema, le conseguenze dei cambiamenti climatici, la possibilità di una pacifica convivenza, la demilitarizzazione e il divieto di insediamenti militari nei territori. L’Arcipelago delle Svalbard, a 1.300 km di distanza dal Polo Nord, è il luogo dove la popolazione di orsi sorpassa quella umana, dove sementi da tutto il mondo sono conservate sotto il permaforst, dove convivono cittadini di oltre quarantatré diverse nazionalità, dove non ci sono eserciti. “Svalbard” vede in scena Eliana Cantone per la parte teatrale e include il concerto live dei Blind Cave Salamander (Fabrizio Modonese Palumbo, electro-acoustics; Paul Beauchamp, electronics; Julia Kent, violoncello), con il contributo di Xiu Xiu e di Store Norske Mandskor, la proiezione del cortometraggio diretto da Omar Bovenzi su soggetto di Giordano Amato e la proiezione del documentario girato alle Isole Svalbard. “Svabald” è inserita nell’ambito della mostra “#Soundframes Cinema e Musica” del Museo Nazionale del Cinema. Sempre nella giornata di sabato 22 settembre il festival inaugura il progetto Teatro in valigia in giro per l’Europa, che attraverso spettacoli teatrali e proiezione di film in lingua originale riporta l’attenzione sui valori della pace e della libera circolazione della cultura e degli esseri umani. Si parte con la rassegna cinematografica che nelle sale del Cinema Massimo (via Verdi 18) propone i film di Federico Fellini, a venticinque anni dalla scomparsa, in dialogo con le pellicole di autori contemporanei polacchi e cechi che si possono accomunare per l’universalità dei temi e gli interrogativi fondamentali dell’esistenza, ma anche per le scene simboliche. In questo ambito, un’attenzione particolare sarà puntata sul regista polacco Marek Koterski, classe 1942, autore cinematografico e teatrale molto noto e apprezzato in patria, ma ancora poco conosciuto in Italia: il festival propone un’ampia selezione di suoi film e un suo spettacoli in prima nazionale, per permettere al pubblico italiano di apprezzare i suoi lavori, che spesso ironizzano sui difetti della nazione polacca. Si parte alle ore 16 proprio con una pellicola di Koterski: “Zycie wewnetrzne” (“La vita interiore”), girato in Polonia nel 1986, affronta il tema della solitudine e dell’isolamento. Un film in cui il regista continua a “maltrattare” l’istituzione della famiglia: i familiari più cari si rivelano sconosciuti; la comunicazione tra loro avviene soltanto in modo meccanico e ripetitivo. Alle ore 18 viene proiettato il film di Federico Fellini “La Strada” (Italia, 1954), l’opera che diede notorietà internazionale al regista e che ottenne l’Oscar al miglior film straniero, una pellicola di sensibile finezza sull’innocenza e la violenza. Il progetto Teatro in valigia in giro per l’Europa è promosso da Il Mutamento Zona Castalia con il regista e autore polacco Marek Koterski, l’attrice polacca Malgorzata Bogdanska e la compagnia teatrale italo-polacca Mangrova Teatro, in collaborazione con Museo nazionale del Cinema (che sosterrà ISAO Festival anche nel 2019 e 2020 con rassegne cinematografiche), Istituto di Cultura Polacca di Roma, Consolato Generale Polacco in Milano, Consolato Onorario di Polonia a Torino, Istituto di Cultura Italiana di Varsavia. La rassegna cinematografica Teatro in valigia in giro per l’Europa prosegue domenica 23 settembre, sempre al Cinema Massimo. Alle ore 16 viene proposta la pellicola di Marek Koterski dal titolo “Nic smiesznego” (“Niente da ridere”; Polonia nel 1995): una commedia sulle riflessioni post mortem di un regista di film erotici che è stato sfortunato per tutta la vita e rievoca le possibilità non sfruttate, gli amori incompiuti, il passare del tempo. Segue alle ore 18 il film “Karamazovi” (“I fratelli Karamazov”), girato in Polonia e nella Repubblica Ceca nel 2008 da Petr Zelenka, regista ceco di film e teatro (nato nel 1967 a Praga), che presenterà al pubblico in sala la proiezione della sua opera. Seguendo le prove di un gruppo di attori che devono mettere in scena un adattamento teatrale dei “Fratelli Karamazov” di Dostoevskji, la pellicola si confronta con questioni come la fede, la salvezza dell’anima, i sentimenti, la ragione. Alle ore 20.30 è in programma “Dzien swira” (“Una giornata di uno svitato”; Polonia, 2002), di Marek Koterski in cui protagonista è un insegnante divorziato, con un figlio adolescente, incapace di liberarsi dalle proprie ossessioni, dalla noia e dalla routine della vita quotidiana; un uomo dai forti sentimenti patriottici, ma dal comportamento aggressivo e malvagio nella vita privata. Martedì 25 settembre alle ore 16 viene proiettato “Ginger e Fred” di Federico Fellini (Italia, 1985), una traversata nel mare della volgarità, quella della TV, della pubblicità e del consumismo, ma anche una storia d’amore, in equilibrio tra sentimento e ironia. Amelia Bonetti e Pippo Botticella, in arte Ginger e Fred, attempati ballerini di tip-tap fuori dal giro, vengono coinvolti da una tv privata; si capirà subito che al centro della scena ci sono in realtà la figura del presentatore e la pubblicità. Alle ore 18.30 il regista Marek Koterski presenta al pubblico “Wszyscy jestesmy Chrystusami” (Tutti siamo dei Gesù Cristo”; Polonia, 2006), pellicola sul confronto tra padre e figlio in merito al tema dell’alcolismo e su come interrompere quelle catene di sofferenza che si tramandano da una generazione all’altra, su come l’amore e il rispetto all’interno della famiglia siano le basi per superare problemi e uscire da situazioni disperate. Mercoledì 26 settembre alle ore 16 è nuovamente protagonista Federico Fellini, con la riproposizione di “Prova d’orchestra” (Italia, 1979). All’interno di un antico oratorio si svolgono le prove di un concerto sinfonico. Gli strumentisti prendono posto. Ci sono anche, in un angolo, i rappresentanti sindacali. Un giornalista televisivo intervista i musicisti. All’arrivo del maestro, che si esprime con accento tedesco, la prova inizia ma, all’improvviso s’interrompe per le proteste degli orchestrali. Da giovedì 27 e sabato 28 settembre il progetto Teatro in valigia in giro per l’Europa passa dal cinema al teatro, con due repliche di “W głowie W”, spettacolo della compagnia polacca Mangrova Teatro. Giovedì 27 settembre alle ore 20.45 (San Pietro in Vincoli Zona Teatro) “W głowie W” di Mangrova Teatro va in scena in lingua polacca (senza sottotitoli), regia e drammaturgia di Davide Capostagno; sul palco Beata Dudek e Davide Capostagno. Liberamente tratto da “Il pazzo e la monaca” (in Polonia considerato un classico) del drammaturgo e filosofo polacco Witkiewicz, la rielaborazione pone l’accento sulla discesa nella mente del visionario pazzo Walpurg, guardando con ironia e autoironia a narcisismi, vezzi e fissazioni tipici del mondo del teatro e della creatività. Con continui cambi di punti di vista e diversi registri (dal drammatico alla parodia al grottesco), è una giocosa denuncia della natura individualistica dell’opera artistica. Venerdì 28 settembre, prima degli appuntamenti teatrali di Teatro in valigia in giro per l’Europa, il festival prosegue con l’inaugurazione di “Materia intesa”, mostra di sculture in pietra di Mattia Bosco (ore 18.30, San Pietro in Vincoli Zona Teatro), curata da Federica Barletta (un progetto di Ncontemporary, con il supporto di That’s Experience). Nelle sculture di Mattia Bosco (Milano, 1976) la pietra è lasciata per lo più allo stato grezzo. La roccia custodisce la storia del mondo, contenuta nelle venature, nelle sfumature e nei colori delle parti più interne. Soffiando via la superficie, l’artista porta alla luce la forma della roccia. Le sculture non sono lotte per liberare figure dai blocchi di marmo, ma un intervento che lascia la forma essere sé stessa, assecondando la linea naturale che la roccia comanda, per muoversi lungo il ricongiungimento della forma con l’idea di forma. Lo stesso materiale che l’artista sceglie mantiene concettualmente questa doppia natura, essendo contemporaneamente nobile (marmo e oro) e umile poiché scarto di cava, roccia rintracciata per sorte. La presenza dell’oro funge da salvacondotto per un transito nello spazio sacrale; il prolungamento a opera dell’artista permette alla pietra di mutare e divenire spirituale, abbandonando il rigore logico e primitivo. La mostra prosegue fino a venerdì 12 ottobre (visite su appuntamento: 347 0016755). Venerdì 28 settembre alle ore 20.30 (San Pietro in Vincoli Zona Teatro) va in scena la prima italiana di “Signor Fellini, lei non mi piace” di Marek Koterski, con l’attrice Malgorzata Bogdanska, sulla famosa coppia italiana, Giulietta Masina e Federico Fellini, tra citazioni dei film “Giulietta degli spiriti”, “La strada”, “Lo sceicco bianco” e “Ginger e Fred”. Sul palco Giulietta Masina analizza la sua vita al fianco di un grande regista, a cui ha sacrificato molto della sua esistenza, bombarda il pubblico con i pensieri e i sentimenti, non elogia l’uomo che l’ha introdotta al Pantheon delle star cinematografiche. Senza di lei non ci sarebbero stati il cinema di Fellini, i suoi grandi film e i più noti personaggi. Quindi, chi era per lei Federico Fellini? Lui è come una maledizione e benedizione al contempo, una necessità imprescindibile della sua esistenza, che lei ha amato fin dal primo sguardo e a causa di questo amore incondizionato lo odia anche. A seguire, lo spettacolo “W głowie W” viene proposto in replica in lingua italiana, con il titolo “Nella testa di W” (San Pietro in Vincoli Zona Teatro). Doppio appuntamento sabato 29 settembre. Alle ore 20.30 (San Pietro in Vincoli Zona Teatro) viene presentata la prima italiana di “Člověku nad tím rozum i čurák zůstává stát” (“L’uomo non è altro che una testa di cazzo”) del regista ceco Jiří Pokorný, prodotto da Teatro Divadlo x10 (Praga). È dedicato alle opere di Ivan Martin Jirous (poeta ceco dissidente, scomparso nel 2011), i cui lavori affrontano il mondo contemporaneo con provocazioni e affermazioni intenzionalmente volgari, che si confrontano con l’esperienza religiosa. «Intorno a noi è cresciuta una società cinica, emotivamente arida, che è principalmente interessata a brutali atrocità. Stanno nascendo movimenti neo-nazisti, e forse l’anno prossimo fonderanno un loro partito. Precipitiamo verso un tempo apocalittico, ma non me ne frega un cazzo. I sotterranei sopravviveranno a tutto», Ivan Martin Jirous. A seguire il pubblico assisterà alla prima assoluta di “Passi stracciati”, coproduzione nata dalla collaborazione tra Il Mutamento Zona Castalia e Assemblea Teatro. Uno spettacolo sulle strade della guerra nella ex Jugoslavia, scritto da Erri De Luca e Renzo Sicco, con la regia di Giordano V. Amato e Renzo Sicco. In scena Eliana Cantone e Angelo Scarafiotti, con le musiche dal vivo di Elisa Fighera. Partendo dal testo inedito di De Luca, “Glazba”, lo spettacolo ci porta sulle strade della guerra di Bosnia e affronta il tema della follia e della diversità. Mostar, Sarajevo, Srebrenica, città assediate, divennero simbolo di una guerra che sconvolse l’Europa, con più di centomila morti accertati. L’assenza della comunità internazionale che avrebbe potuto fermare la guerra rimane una responsabilità che solo in parte è stata compensata dal volontariato di tanti che si sono prodigati a garantire aiuti umanitari. Tra questi lo scrittore Erri De Luca, autista di camion per il trasporto di viveri, medicinali e altri beni di prima necessità che nel racconto narra di un incontro coi reclusi in un ospedale psichiatrico dove la pazzia risulta essere più “normale” della guerra. Domenica 30 settembre al Rifugio Geat Valgravio di San Giorio Susa (To), alle ore 16, viene proposto “Dasa, il bambino che sognava Buddha” di Il Mutamento Zona Castalia (2015), scritto e diretto da Giordano Amato, con Eliana Cantone in scena. Rivolto al pubblico dei piccoli, ma non solo, lo spettacolo è la storia di Dasa, un bambino che incontra le idee del buddhismo tibetano attraverso un’intensa esperienza personale. Dasa è nato in Umbria, a Monteleto, vicino a Gubbio. Non sa molto di Francesco e di fratello lupo, però ama le storie antiche. Soprattutto quelle che vengono dal lontano Oriente. Ha un sogno ricorrente: montagne alte e innevate, animali che non ha mai visto in Italia. Insomma, Dasa sogna il Tibet. Ma sogna o ricorda? Un giorno suonano alla porta e l’avventura comincia. Martedì 2 ottobre alle ore 20.45 (San Pietro in Vincoli Zona Teatro) il festival ospita la compagnia Voci Erranti, realtà di teatro in carcere, riconosciuta di eccellenza, che dal 2002 gestisce il Laboratorio Teatrale al penitenziario di Saluzzo. Voci Erranti porta lo spettacolo prodotto nel 2013 “Amunì” (scritto e diretto da Grazia Isoardi), dedicato alla paternità, in cui protagonisti sono i detenuti della Casa di Reclusione “Rodolfo Morandi” È la storia di nove fratelli che attraverso i giochi e i ricordi dell’infanzia ritornano a loro volta bambini. Una riflessione sui tanti aspetti che ruotano attorno all’essere padre: cosa vuol dire essere genitore? Chi me lo può insegnare? C’è un altro Padre? Cosa sarebbe cambiato nella mia vita se papà fosse stato presente? Pensieri di vite recluse, dubbi abitati dai sensi di colpa e responsabilità mancate, nostalgie di infanzie negate che prendono forma sul palcoscenico. Mercoledì 3 ottobre il festival propone un’altra prima assoluta: lo spettacolo “Creonte, un incontro” di e con Gianluca Bottoni (ore 20.45, Maneggio della Cavallerizza, via Verdi 9). Nell’“Antigone” di Sofocle del V secolo A.c. Creonte è il sostenitore della forza modernizzatrice della legge, prodotto principale della città stato che si afferma sulla vecchia organizzazione tribale. Lo spettacolo si interroga se possiamo ancora affermare che “È giusto ciò che è conforme alla legge”. O questo è oggi un alibi che solleva da responsabilità personali di decidere che cosa sentiamo che sia buono e cosa non lo è? Un tronco d’albero sarà il totem al centro dello spettacolo, attorno al quale siederà il pubblico: è l’installazione artistica “Hug” (Abbraccio) di Jacopo Mandich (scultore, classe 1979) che ha scolpito il basamento di un grande albero col negativo di un corpo umano. Doppio appuntamento giovedì 4 ottobre. Alle ore 20.30 (San Pietro in Vincoli Zona Teatro), il Teatro Laboratorio di Verona propone la prima regionale di “Mezzanotte per amar”, diretto e interpretato da Isabella Caserta e Francesco Laruffa (una Produzione Teatro Scientifico): percorso semiserio sull’amore visto attraverso gli occhi di poeti e scrittori che l’hanno cantato passeggiando tra passato e presente scanzonatamente tra poesia, teatro e letteratura. A seguire “Viaggio italiano”, spettacolo prodotto da Emergency Ong Onlus (Milano), con testo e regia Patrizia Pasqui, interpretato da Mario Spallino, che riflette sul diritto alla cura in Italia, riconosciuto ma a volte disatteso: migranti, stranieri e poveri spesso non hanno accesso alle cure per scarsa conoscenza dei propri diritti, difficoltà linguistiche, incapacità a muoversi all’interno di un sistema sanitario complesso. In scena anche, medici, mediatori culturali, migranti, indigenti e un barbiere. Un viaggio dal Nord al Sud: tra i raccoglitori stagionali in Puglia dove un ambulatorio mobile raggiunge le aree agricole; in Sicilia, al Poliambulatorio di Palermo, e a Siracusa; a Polistena (Reggio Calabria), dove i pazienti sono accolti in un palazzo confiscato alla ‘ndrangheta; a Castel Volturno, la più grande città africana d’Europa; a Marghera, vicino a Venezia. Venerdì 5 ottobre (ore 20.30, San Pietro in Vincoli Zona Teatro) Fabula Rasa presenta “Dove cielo tocca mare. Storia di un sogno senza confini”, raccordo di immagini e sonorità sulla migrazione, con giovani africani richiedenti asilo arrivati da Ghana, Costa d’Avorio, Guinea Conakry, Mali. Lo spettacolo è ideato e diretto da Beppe Gromi, con frammenti, parole e suggestioni di Alce Nero, Erri De Luca, Ivano Fossati, Tiziano Fratus, Beppe Gromi. Nella 2015 un gruppo di ragazzi africani richiedenti asilo ospitati dal Comune di Almese (To), esprime il desiderio di intraprendere un percorso teatrale per alleggerire il carico della loro odissea. Nasce così un racconto poetico e intenso fatto di sguardi, parole e segni che accompagnano in un territorio senza confini, dove si rivela la ricchezza che scaturisce dall’incontro tra differenti culture. A seguire la prima torinese spettacolo “Scene di libertà” di Jan Friedrich, giovanissimo drammaturgo berlinese, nato nel 1992, che dà voce a una generazione di ventenni con un profondo bisogno d’amore. Il testo, per la prima volta tradotto e messo in scena in Italia, viene proposto dalla Compagnia Pilar Ternera – Nuovo Teatro delle Commedie (con Giulia Gallone, Gloria Carovana, Giacomo Masoni, Marco Fiorentini, Saverio Ottino in scena; regia Francesco Cortoni, collaborazione artistica Elena De Carolis e musiche di Autoban). In un’architettura drammaturgica complessa, senza un ordine consequenziale logico, i protagonisti emergono come individui alla ricerca di senso e relazioni significative. I cinque giovani berlinesi hanno piena libertà sia nel muoversi che nel fare esperienze anche sessualmente estreme, ma non riescono ad amare e ad amarsi. Sabato 6 ottobre (ore 20.45, San Pietro in Vincoli Zona Teatro) Il Mutamento Zona Castalia propone la nuova produzione “Young and plural App”, vincitore del Bando “MigrArti Spettacolo 2018” del MiBACT (progetto di Eliana Cantone e Giordano V. Amato; regia di Giordano V. Amato). Un gruppo di giovani migranti di prima e seconda generazione s’interroga sulla possibilità di integrarsi nella società locale torinese rimanendo fedele, nello stesso tempo, alla propria cultura di origine. I racconti dei loro percorsi e le loro riflessioni costituiscono una “App”. In scena ragazzi e ragazze i cui paesi di origine sono: Bosnia, Mali, Marocco, Tunisia, Egitto, Senegal, Nigeria e Italia. Ci sono due forze contrapposte che cercano di influenzare la forma e i contenuti di questa “App”. La prima forza vuole che l’App diventi una limitazione: fornire un’istruzione semplice e meccanica, indirizzando a pensare, sentire e comportarsi tutti nello stesso modo. Gli obiettivi dell’App in questo caso diventano: lavorare, essere produttivi, non fermarsi a riflettere, non immaginare; soprattutto separarsi e abbandonare in modo definitivo le proprie radici. La seconda forza incoraggia i personaggi a sviluppare un’App che rafforzi la creatività e l’immaginazione, la libertà di agire, la coscienza, l’originalità nei processi, la propria identità in rapporto agli altri. In questa caso l’App diventa uno strumento per incontrare e capire “l’Altro”. In scena: Francesco Alfino, Karima Cherkaoui, Jasmine Di Martino, Arijana Gojak, Ivie Iserhienrhien, Ibrahim, Rania Khazour, Ahmed Metwally, Serena Miceli, Ossama Mourid, Olga Osuchowska, Hicham Ourdane, Andrea Pugliatti, Gabriele Zunino. Lo spettacolo sarà preceduto e seguito dalla performance multimediale “Falso diario confidenziale” (20:15 e 22:30) produzione di Meridiano Zero (Sassari), di e con Maria Luisa Usai. Rivolto a un numero limitato di spettatori, “Falso diario confidenziale” è un’immersione nel quotidiano di una donna comune che registra e riascolta ogni giorno il proprio diario, attraverso video, foto, audio, registrazioni Whatsapp. La performance si basa sull’interazione tra registrazioni audio del diario della protagonista, registrazioni audio del pubblico e interpretazione dal vivo. Ha sempre meno senso leggere Anna Karenina, se è possibile seguire in tempo reale gli affari privati di qualche persona conosciuta su Facebook o Instagram. Su queste contraddizioni del presente la performance si situa in maniera poetica, come medium artistico che rispecchia e deforma le anomalie del raccontare al mondo la vita privata. Il festival si conclude domenica 7 ottobre (ore 16, Teatro Sandro Pertini, via dei Mulini 1, Orbassano – To) e domenica 14 ottobre (ore 16, Teatro Felice Carena, via Michelangelo Ferrero 14, Cumiana – To) con Io spettacolo “Emy Art 1. Il piccolo mago alla scuola di Arte ed Emozioni” di Il Mutamento Zona Castalia, scritto da Giordano V. Amato e diretto da Eliana Cantone, in scena con Elena Fresch e Matteo Mazzei. È uno spettacolo per tutti: un’esperienza ludico-formativa sul mondo delle emozioni per i piccoli, un’indagine del proprio mondo interiore per gli adulti. Intende ricercare una dimensione emotiva di benessere, che parte da se stessi per diffondersi e comunicarsi agli altri o che, viceversa, parte da una collettività per diventare patrimonio del singolo individuo.]]>