La sua storia è senza dubbio affascinante. È un arbusto spontaneo che cresce solo in una zona remota della terra, la Patagonia, e in un’impervia isola nell’oceano Pacifico al largo delle coste del Cile, resa famosa da Robinson Crusoe, il personaggio del famoso romanzo di Daniel Defoe che narra la storia di un marinaio abbandonato su questo pezzetto di terra in mezzo all’oceano.
Il popolo nativo dei forti e robusti Mapuche conosce da tempi molto remoti le proprietà del maqui (si legge machì) che ricopre in modo naturale queste terre vulcaniche emerse, denominate “Arcipelago Joan Fernandez” e costantemente flagellate dalla furia degli elementi, nonché da un irraggiamento che negli ultimi trent’anni è aumentato del 50%. Proprio la necessità di adattarsi a queste condizioni climatiche particolari ha arricchito la pianta e le sue bacche blu di polifenoli, le sostanze vegetali rivelatesi molto importanti anche per la nostra salute.
La corteccia, gli steli e le foglie del maqui vengono utilizzati per infusi e tisane dale proprietà astringenti, analgesiche e antipiretiche; servono anche a lenire le irritazioni della gola e a favorire la cicatrizzazione delle ferite. Con le bacche, gli indigeni preparano dolci, marmellate, succhi di frutta e una bevanda alcolica fermentata molto nota nella regione, la chicha, ma ciò che ha attirato l’attenzione dei ricercatori è la straordinaria capacità antiossidante di questi frutti che surclassa letteralmente altre bacche ben conosciute per la loro già potente azione.
Nonostante l’importanza antiossidante, oggi la scienza valuta queste bacche per l’insieme degli effetti che tutte le numerose varietà di polifenoli presenti possono esercitare in sinergia tra loro sul nostro organismo. In particolare si è osservato come queste sostanze siano in grado di attivare dei meccanismi di difesa e di riparazione della cellula che reagisce in modo positivo alla loro presenza, innescando varie risposte oltre a quelle antiossidanti. Rivelano infatti una spiccata attività antinfiammatoria che porta a migliorare la salute biologica della cellula stessa e quindi dell’organismo e sembra possano agire su un enzima cellulare, l’AMP chinasi, che percepisce lo stato energetico di una cellula e ne regola il metabolismo per avere lamassima produzione di energia, con importanti ripercussioni positive sul processo di invecchiamento e sull’intero funzionamento organico.
Il maqui contiene più antociani di tutti gli altri frutti. Questi polifenoli responsabili del colore, sono di vari tipi: attualmente il più interessante dal punto di vista biologico è il gruppo delle delfinidine che sembrano avere peculiarità importanti per la nostra salute. Ancora una volta il maqui è il più ricco di queste sostanze: negli estratti di bacca costituiscono il 70% degli antociani totali. Le delfinidine migliorano ulteriormente la capacità di attivare l’AMP chinasi, quindi sono particolarmente interessanti.
Questa pianta non è certo la panacea di tutti i mali e neppure l’elisir di lunga vita, ma è un concentrato di principi attivi che possono aiutarci a migliorare le nostre condizioni fisiche: sembra che a dosi basse (25-50 mg al giorno) abbiano effetti antiossidanti, in concentrazioni più alte (50-100 mg al giorno) agiscano da antinfiammatori, e più alte ancora (250-500 mg al giorno) attivino l’AMP chinasi.
Per usufruire delle prerogative tipiche della bacca in terre così lontane dai luoghi di crescita spontanea della pianta, potremmo ricorrere a un integratore che deve essere particolarmente selezionato, ricco degli importanti principi attivi, le delfinidine, e idrosolubile per favorire la sua assimilabilità in vivo, non solo in laboratorio. Infatti ciò che conta non è tanto ingerire sostanze potenzialmente utili, ma avere la certezza della loro biodisponibilità perché possano arrivare intatte nel nostro organismo proprio dove devono agire.
LA SCALA ORAC*
*Capacità di Assorbimento del Radicale libero Ossigeno, indica il potere antiossidante di vari alimenti in laboratorio. I valori più alti corrispondono a maggiori poteri antiossidanti utili a neutralizzare l’azione dannosa dei radicali liberi.


maqui = 28.200 unità


mora = 19.220 unità


aronia = 16.062 unità


sambuco = 14.697 unità


mirtillo rosso americano = 9.090 unità


ribes = 7.957 unità


mirtillo = 4.669 unità


acai = 4.000 unità


goji = 3.290 unità


Dott.ssa Gigliola Braga
Nutrizionista