Martedì 22 settembre 2020 | h 18.30 e 21:00 | Accademia di Musica di Pinerolo
Chiara Massini clavicembalo
Giorgio Tabacco clavicembalo

M Johann Ludwig Krebs
Concerto in la minore WV 840
Allegro – Affettuoso – Vivace

Johann Sebastian Bach
Concerto in do minore BWV 1060
Allegro – Adagio – Allegro
Concerto in do maggiore BWV 1061
Allegro – Andante – Allegro

Quando nel 1723 Johann Sebastian Bach arrivò a Lipsia dopo un lungo e proficuo soggiorno come maestro di cappella alla corte del principe Leopoldo di Koeten, trovò un ambiente culturale molto vivace grazie a una classe borghese colta e desiderosa di emulare nello stile e nelle idee la chiesa e la corte, inventando svaghi musicali per il proprio esclusivo diletto. I caffè e i giardini, grazie all’apporto di organismi stabili quali i Collegia musica, erano divenuti i luoghi deputati per offrire una significativa produzione di musica strumentale. Dovendo provvedere alle esigenze di questi complessi il Director Musices aveva cura di dotarli di un repertorio adeguato; a compiti di questo genere non si sottrasse nemmeno Bach dal momento che i suoi impegni con il Collegium Musicum (fondato da Telemann nei primi anni del settecento) si protrassero per vari anni fino almeno a tutto il 1741. Fu così che Bach al suo gravoso incarico di Thomaskantor, affiancò l’impegno di dotare il Collegium Musicum di numerosi concerti solistici in cui la parte principale venne affidata prevalentemente a uno o più clavicembali. Questo tipo di repertorio incontrò immediatamente il favore della borghesia lipsiense e stimolò Bach ad attingere con sempre maggiore frequenza al ricco patrimonio di concerti strumentali scritti durante il periodo di Koeten, trascrivendoli per uno, due e tre clavicembali (quello per quattro com’è noto è ispirato a un concerto per quattro violini di Vivaldi). Videro così la luce i sette concerti per clavicembalo, i tre per due clavicembali, i due per tre e quello per quattro, tutte opere trascritte da Bach da precedenti concerti per uno o più violini o (come nel caso del concerto in do minore BWV 1060) per violino e oboe.
Il più celebre dei caffé in cui si esibiva il Collegium Musicum, il Caffé Zimmermann divenne dunque il luogo dove il calvicembalo affermò im maniera netta e definitiva le sue capacità di strumento solistico, affrancandosi in modo significativo da una lunga tradizione che lo vedeva molto spesso relegato a un ruolo di accompagnatore di strumenti “melodici”. Il fatto poi che Bach desse al clavicembalo un così grande rilievo nei concerti scritti per il Collegium Musicum, dipende senza dubbio dal fatto che negli anni di Lipsia poteva disporre di esecutori di prim’ordine, primi fra tutti i suoi figli (in particolare Carl Philipp Emanuel e Whilelm Friedemann) e di alcuni ottimi allievi fra cui primeggiava Johann Ludvig Krebs, autore di un bellissimo concerto per due clavicembali in cui si riconosce in maniera chiara l’impronta del Maestro.