image002Sabato 26 Novembre ore 17.00 fino al 24 dicembre presso la Galleria LOSANO Associazione Arte e Cultura Via Savoia, 33 – 10064 PINEROLO (TO) Feriali: 16–19 Sabato e domenica 10–12 e 16–19 Lunedì chiuso

Inaugura sabato 26 novembre presso la Galleria Losano Associazione Arte e Cultura la mostra “Aspettando il sole e l’aria e l’ombra”, una personale dell’artista pinerolese Alice Serafino, dove verranno esposti una selezione di cianotipi e rayografie, derivanti dall’ultima ricerca e sperimentazione di queste antiche tecniche fotografiche. Si tratta di micro installazioni dove luci e ombre dall’immaginario fluiscono creando una narrazione, una fiaba dal profumo pittorico. Come ci descrive Bruno Carraro, le opere di Alice riportano l’immaginario verso la poetica fiabesca, purificate dalla naturalità, sono come pensieri che volano via nei silenzi di una passeggiata controvento. “Tutto appare duale, opposto, doppio. Nella luce abbagliante non si scorge la realtà, la visione delle cose sta nelle ombre ed ecco che, nell’opposto tra il bianco ed il nero o il bellissimo blu di Prussia emergono le forme”.
Alice Quale sarà lo status di coloro che inseriscono nei loro percorsi di ricerca culturale e artistica la curiosità della nascente Arte nel nord dell’Italia, se non un bisogno di arricchire la propria conoscenza con il piacere della scoperta di nuovi e freschi pensieri? Come in un’alchimia, la cultura lacera la coltre pessimistica dell’attuale momento decadentista, dove la novità dei media è già obsoleta e si esprime in una volgare e umiliante considerazione dell’essere umano solo come consumatore. L’artista, per eccellenza osservatore attento e critico dello stato emotivo sociale ed individuale, analizzando il contemporaneo ne trasforma gli effetti in Arte. Allo stesso tempo, lo stato di incertezza aleggia nel suo micro mondo. Egli affronta e indaga la propria arte sostenuto unicamente dalla forza della ricerca, dalla intensa concentrazione e dall’appassionata determinazione. Così si esprime Alice Serafino. Destabilizzando l’immagine attraverso il frapporsi di micro-installazioni dove luci e ombre dall’immaginario fluiscono creando una narrazione, un linguaggio fatto di staticità capace di fissare l’attimo che fluttua nell’etere. Come nella tana del Bianconiglio, così nella camera oscura, l’energia creativa di Alice si condensa in una fiaba dal profumo pittorico che, stampa dopo stampa, immagine impressa dopo immagine impressa, racconta una storia. Celata dalla semplicità delle sue opere, l’artista, nei suoi silenziosi ascolti, dirige l’attenzione oltre l’immagine della materia reale, fissando quegli attimi di vita in teche affinché si possano preservare dal deterioramento mentale. Riportando l’immaginario verso la poetica fiabesca, distrugge il limitato ordine delle cose dettato dalla cruda e pesante materia. Ecco, solo dopo questa dissoluzione dantesca, appare, oltre la selva, la leggerezza dell’immagine mentale pura ed incontaminata. Purificate dalla naturalità, le opere di Alice Serafino, come pensieri che volano via nei silenzi di una passeggiata contro vento, esaltano il pensiero leonardesco: “è nel buio che la luce ha il suo massimo splendore”. Tutto appare duale, opposto, doppio. Nella luce abbagliante non si scorge la realtà, la visione delle cose sta nelle ombre ed ecco che, nell’opposto tra bianco e nero, emergono le forme. Nella dualità si vede l’altro, nell’ombra proiettata si riesce a scorgere la profondità dell’essere, nella luce abbagliante del proprio ego si trova unicamente la solitudine. Luce come sintesi chimica legata ad un tempo controllato per poter veder apparire le immagini celate nella mente. Lo studio ed il confronto accademico hanno portato Alice a percepire la chiave di lettura per cogliere quel senso estetico e formale che rende i suoi lavori opere d’arte. Attraverso la ricerca e la sperimentazione l’artista è approdata a tecniche sempre più elaborate che rimandano le sue opere alla poetica dello scatto fotografico. E così, il suo impegno alla ricerca di ieri diventa la sua Arte oggi. Non vi è fine per apprendere la vastità dei linguaggi che l’arte adopera per creare quel pathos che incanta o respinge il visitatore. A questo punto non resta altro che visitare la sua mostra e percepirne l’essenza. Bruno Carraro
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