Lo Psicologo risponde
a cura del Dott. Fulvio Trombotto

Scrivete alla redazione di caprilli.com all'indirizzo informazioni@caprilli.com,
e il Dott. Trombotto risponderà alle vostre domande.



"Ascoltare per comprendere,
[...] per costruire una teoria
generale capace di contenere[...]
e ridare senso alla propria
storia di vita.“
Prof. Fabio Veglia


Presentazione del dott. Trombotto

DOMANDE E RISPOSTE

D.Buongiorno dott. Trombotto, le scrivo per un'informazione. Ho saputo della pratica dell'ipnosi. Per quali disturbi puņ essere utile? Io soffro di una fastidiosa e limitante fobia per determinati tipi di insetti. Potrebbe essermi d'aiuto? Puņ in qualche modo essere dannosa? Grazie per la risposta, saluti. Valentina

R.Buongiorno Valentina, l' ipnosi trova ampia applicazione in diversi ambiti e proverò ad elencarne qualcuno. Le fonti più remote, nelle diverse culture, illustrano l' impiego dell' ipnosi prevalentemente rivolto al controllo del dolore. Attualmente viene utilizzata nella ricerca, in ambito terapeutico nelle diverse specializzazioni della medicina, della psicologia clinica e dell'odontoiatria. Viene sempre più utilizzata con buoni risultati nel controllo delle emozioni, nei disturbi d'ansia, nei disturbi dell' umore, nei disturbi di somatizzazione, nel trattamento delle dipendenze (alcol, fumo, droghe), nei disturbi sessuali di origine psicogena, nei disturbi del sonno e nei disturbi alimentari. Viene impiegata in ostetricia nella preparazione e nella conduzione del parto, in odontoiatria nelle varie fobie da studio dentistico e come analgesico, in dermatologia nelle diverse forme di malattie psicosomatiche, e negli ultimi anni anche in oncologia come strumento del sostegno psicologico e nell' eliminazione degli effetti collaterali alle diverse terapie quali la nausea, il vomito, l'eccessiva stanchezza e ovviamente nella gestione delle diverse emozioni negative. Gli anestesisti la utilizzano nel controllo del dolore, nella preparazione agli interventi chirurgici e nel post operatorio. In ambito extraterapeutico l' ipnosi trova impiego ad esempio nello spettacolo, nello sport, nel potenziamento dell' apprendimento e della concentrazione. In particolare, per rispondere più specificatamente al suo quesito, l' ipnosi è molto utile e funzionale nel trattamento delle fobie e può esserle di aiuto per rendere meno fastidioso e limitante il suo disturbo. Fra i pregiudizi diffusi sull'ipnosi (da cui derivano le riserve di alcuni soggetti) vi è quello secondo cui essa consentirebbe il controllo della mente e la perdita di coscienza. Questa idea, che corrisponde all'immagine dell'ipnosi riportata più frequentemente nella narrativa, nel cinema, nella fiction, e in televisione, è fuorviante. Più corretto è dire che l'ipnosi fa vivere al soggetto un'esperienza immaginaria, senza tuttavia modificarne la personalità e quindi, per esempio, la volontà o i principi morali. Se usata in modo professionale, l' ipnosi non comporta particolari rischi e non risulta in alcun modo dannosa. Saluti

D. Mi è stato diagnosticato un disturbo ossessivo-compulsivo.
Devo lavarmi continuamente le mani ogni volta che penso ad un mio amico che purtroppo ha una malattia terminale. L'impulso è irrefrenabile e mi causa davvero molto disagio e, quando sono in pubblico, anche molto imbarazzo perché ho paura che qualcuno se ne possa accorgere. Per questo ho ridotto molte attività. Esco meno e soprattutto mi sta penalizzando in campo sentimentale. Ho provato a resistere ma non ci riesco. Mi sembra di impazzire, ho proprio paura che non ne uscirò mai. Prendo farmaci ma hanno avuto effetto soltanto all'inizio e non hanno risolto il problema. Ho paura anche di essere diventato dipendente dai farmaci. Come può aiutarmi uno psicologo? Grazie mille Dario

R Dario, le caratteristiche essenziali del disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) sono pensieri, immagini o impulsi ricorrenti che creano allarme o paura e che costringono la persona a mettere in atto comportamenti ripetitivi o azioni mentali. Come il nome stesso lascia intendere, il DOC è quindi caratterizzato da ossessioni e compulsioni. Le ossessioni sono pensieri, immagini o impulsi che si presentano più e più volte e sono al di fuori del controllo di chi li sperimenta. Tali idee sono sentite come disturbanti e intrusive, e, almeno quando le persone non sono assalite dall'ansia, sono giudicate come infondate ed insensate. Le ossessioni sono accompagnate da emozioni sgradevoli, come paura, disgusto, disagio, dubbi, o dalla sensazione di non aver fatto le cose nel "modo giusto", e gli innumerevoli sforzi per contrastarle non hanno successo, se non momentaneo. Le compulsioni vengono anche definite rituali o cerimoniali e sono comportamenti ripetitivi (lavarsi le mani, riordinare, controllare) o azioni mentali (contare, pregare, ripetere formule mentalmente) messi in atto per ridurre il senso di disagio e l'ansia provocati dai pensieri e dagli impulsi tipici delle ossessioni; costituiscono, cioè, un tentativo di elusione del disagio, un mezzo per cercare di conseguire un controllo sulla propria ansia. Per quanto riguarda l’aspetto farmacologico la invito a rivolgersi al medico che li ha prescritti e ad ascoltare le sue indicazioni.Per quanto riguarda l’aiuto dello psicologo, la psicoterapia cognitivo-comportamentale è riconosciuta come un dei trattamenti psicoterapeutici di elezione per bambini, adolescenti e adulti con DOC. Essa, come dice il nome, è costituita da due tipi di psicoterapia che si integrano a vicenda: la psicoterapia comportamentale e la psicoterapia cognitiva.Tra le tecniche più usate della psicoterapia comportamentale per il DOC ci sono quelle dell'esposizione e prevenzione della risposta. L'esposizione allo stimolo ansiogeno si basa sul fatto che l'ansia tende a diminuire spontaneamente dopo un lungo contatto con lo stimolo stesso. Perché la tecnica dell'esposizione sia più efficace è necessario che sia affiancata alla tecnica di prevenzione della risposta, perché l'emissione dei rituali ostacola una sufficiente durata dell'esposizione e non consente l'estinzione dell'ansia condizionata. Nella prevenzione della risposta vengono sospesi, o inizialmente almeno rimandati, gli abituali comportamenti ritualistici che seguono alla comparsa dell'ossessione. La psicoterapia cognitiva centra la sua attenzione sulla modificazione di alcuni processi di pensiero automatici e disfunzionali; in particolare agisce su l'eccessivo senso di responsabilità, sull'eccessiva importanza attribuita ai pensieri, sulla sovrastima della possibilità di controllare i propri pensieri e sulla sovrastima della pericolosità dell'ansia, che costituiscono le principali distorsioni cognitive dei pazienti ossessivo-compulsivi. Questa proposta è una delle possibili strade che uno psicologo può indicare per far fronte ad un disturbo ossessivo-compulsivo.

D Ho difficoltà a deglutire, prima mi capitava soltanto con i cibi solidi mentre adesso sento una costrizione dei muscoli che non mi permette neanche di bere se non a piccolissimi sorsi. Ho fatto tutti gli esami ed accertamenti possibili ed il medico mi ha detto che si tratta di un sintomo psicosomatico dovuto probabilmente a stress. E' possibile che sia così, cioè come fa la mente ad agire in questo modo sul corpo?  Liliana.

R. Buongiorno Liliana,è più frequente di quello che si può pensare che sentimenti, esperienze emotive ed emozioni negative possano influenzarci fisicamente con disturbi di natura psicosomatica.
Inoltre il pensiero assillante sulle difficoltà di comportamenti automatici come ad esempio il deglutire o il respirare, potrebbe dar luogo a sua volta alla sensazione di accorgersi ed avere l'impressione di non deglutire o respirare liberamente e in maniera semplice ed automatica.
Naturalmente la principale condizione affinché il disturbo possa classificarsi di natura ansiosa e/o psicosomatica è che il soggetto si accorga che il disturbo alla gola e la preoccupazione persistono nonostante che si siano effettuati tutti gli accertamenti (indagini endoscopiche, ecografie, analisi cliniche, radiografie, elettrocardiogrammi, ecc.) e nonostante abbia ricevuto più volte rassicurazioni da parte di un medico che escludono il problema fisico. Si può parlare di probabile disturbo psicosomatico se il sintomo non viene giustificato e accertato dal medico come conseguenza di una causa di alterazione anatomica funzionale patologica mediante opportune analisi e visite.
Ovviamente in assenza di una condizione medica generale in grado di giustificare meglio il sintomo e anche se gli esami "obiettivi" non fanno emergere nulla in grado di giustificare il problema non significa che il problema non esista o che sia assurdo.
Spesso ansia e angoscia non vengono subito percepiti e riferiti come probabili cause alla fonte del problema, ma vengono considerate lo stato d'animo a valle conseguente al problema stesso.
Quando parliamo di disturbi psicosomatici o sintomi psicosomatici, la prima cosa che viene da pensare è che la nostra "mente" faccia uno strano scherzo al nostro "corpo". Questo perché ancora troviamo difficoltà a concepire che quello che chiamiamo "mente" o "psiche" e ciò che definiamo "corpo" siano in realtà un tutt'uno inscindibile.
I sintomi psicosomatici coinvolgono il sistema nervoso autonomo e forniscono una risposta vegetativa a situazioni di disagio psichico o di stress. Le emozioni negative, come il risentimento, il rimpianto e la preoccupazione possono mantenere il sistema nervoso autonomo (sistema simpatico) in uno stato di eccitazione e il corpo in una condizione di emergenza continua, a volte per un tempo più lungo di quello che l’organismo è in grado di sopportare. I pensieri troppo angosciosi, quindi, possono mantenere il sistema nervoso autonomo in uno stato di attivazione persistente il quale può provocare dei disturbi agli organi più deboli. 
In questo caso lo psicologo può intervenire per armonizzare il sistema organismo valutando i processi che attualmente mantengono la sintomatologia.

D. Mio figlio di 11 anni, frequenta la prima media, ha delle grandi difficoltà a scuola, il suo rendimento è discontinuo, in classe spesso si estranea e non lavora, ha problemi di concentrazione ed è insofferente ai compiti. Rischia di rimanere indietro con il programma a pochi mesi dall'inizio della scuola, io e mia moglie cerchiamo di aiutarlo a fare i compiti, ma non riusciamo sempre nell'intento. Oltretutto ha problemi anche con i compagni, con i quali non riesce ad instaurare un rapporto. A volte sembra svogliato, ma non riusciamo a capire quando si trova veramente in difficoltà o si adagia. Vorrei sapere come aiutarlo e come affrontare il problema? Buona giornata Daniele.

R. La pre-adolescenza e l’adolescenza sono fasi dello sviluppo in cui l’individuo affronta numerosi cambiamenti che avvengono sul piano fisico, del pensiero, affettivo e comportamentale. L’inserimento nella scuola, l’integrazione con i coetanei, l’apprendere le regole sociali dello stare in gruppo sono solo alcune delle condizioni che il bambino o l’adolescente si trovano ad affrontare e non è raro che, durante tali esperienze, possano incontrare delle difficoltà. A volte le difficoltà ed il disagio sono tali da creare una sofferenza che spesso i bambini e gli adolescenti non riescono ad esprimere in modo chiaro.
É importante, per questo, individuare eventuali segni di difficoltà che il soggetto presenta, al fine di poterlo aiutare in modo corretto. Alcuni segnali di difficoltà possono essere, ad esempio, una riduzione del peso corporeo, un declino nel rendimento scolastico o una chiusura nelle relazioni sociali. Alcune manifestazioni emozionali e comportamentali possono essere transitorie e dipendenti dal contesto, altre possono essere legate ad un disturbo specifico.
Nella sua e-mail non mi riporta se sia stata la scuola ad evidenziare il problema – ed in questo caso si può chiedere direttamente ai professori qualche consiglio su come comportarsi – o se siete voi a casa a notare le maggiori difficoltà. In ogni caso è molto importante non caricare il bambino di giudizi svalutanti o di troppa ansia, facendo delle richieste eccessive. Magari potreste far aiutare vostro figlio da qualcuno per i compiti anche solo una volta alla settimana e vedere se le cose migliorano.
Altrimenti l’intervento psicologico in età evolutiva può essere indicato sia in presenza di difficoltà limitate, puramente a scopo di prevenzione e sostegno, sia in caso di disturbo conclamato.L’intervento di prevenzione e supporto può essere utile quando si verificano, ad esempio, delle esperienze di passaggio da un grado di scuola all’altro che hanno un impatto affettivo marcato sul bambino o sull’adolescente. Un intervento in questi termini può facilitare allora l’elaborazione dell’esperienza vissuta e la riduzione della durata della sofferenza.
Buona giornata a tutta la famiglia.

D. Siamo i genitori di una ragazza (ha 21 anni) affetta da una sindrome di tipo borderline. La situazione familiare, come può immaginare, non è quasi più gestibile.
Litigi frequenti con urla, rabbia, ira incontrollata e costanti minacce di suicidio (non ha mai tentato seriamente di uccidersi). Si procura però taglietti sulle braccia che cerca di nascondere. Abbiamo scoperto che ha fatto uso di droga ma dice di aver smesso ed ha manifestato delle condotte che ci fanno pensare alla bulimia. Si abbuffa di notte (la mattina il frigorifero è svuotato) ma non sappiamo se vomita. Fino ad ora abbiamo provato con cure di tipo psichiatrico ma senza successo. Si è riuscita a diplomare a stento. Ora non fa nulla anche se non sta mai a casa. Frequenta inoltre amicizie poco raccomandabili e spende oltre le sue possibilità. Abbiamo paura che la situazione possa degenerare. Cosa possiamo fare?

R. Carissima famiglia, il disturbo borderline di personalità (DBP) è da repentini cambiamenti di umore, instabilità emotiva, instabilità dei comportamenti e delle relazioni con gli altri, marcata impulsività e difficoltà ad organizzare in modo coerente i propri pensieri. Queste persone possono oscillare rapidamente, ad esempio, tra la serenità e la forte tristezza, tra l’intensa rabbia e il senso di colpa. Questi elementi si rinforzano reciprocamente, generando notevole sofferenza e comportamenti problematici. Ne consegue che le persone con questo disturbo, pur essendo dotate di molte risorse personali e sociali, realizzano con difficoltà e a fatica i propri obiettivi.
Spesso trascinano altri, parenti e partner in un vortice di emotività, dal quale spesso è difficile uscire, se non con l'aiuto di un esperto. Questi soggetti, infatti, sperimentano emozioni devastanti e le manifestano in modo eclatante, drammatizzano ed esagerano molti aspetti della loro vita o i loro sentimenti, proiettano le loro inadempienze sugli altri, sembrano vittime degli altri quando ne sono spesso i carnefici e si comportano in modo diverso nel giro di qualche minuto o ora. Non hanno vie di mezzo, sono per il “tutto o nulla”, per cui oscillano rapidamente tra l’idealizzazione dell’altro e la sua svalutazione. Tutte queste difficoltà incidono drammaticamente sulla stima di sé, per cui i soggetti con questo disturbo si percepiscono, contemporaneamente, sbagliati e fragili.
Nel tentativo di controllare i propri picchi emotivi, le persone con DBP ricorrono all’azione impulsivamente, agiscono senza riflettere. L’impulsività si può esprimere con esplosioni di rabbia, litigi violenti fino alla rissa, abuso di sostanze, abbuffate di cibo, gioco d’azzardo, promiscuità sessuale, spese sconsiderate.
Un’altra caratteristica importante di chi ha questo disturbo è la difficoltà a riflettere sulle proprie esperienze, sui propri stati d’animo e sui propri rapporti interpersonali in modo coerente e lineare.
A volte riescono a sottrarsi alle forti pressioni cui sono sottoposti distaccandosi da tutto e da tutti: entrano in uno stato di vuoto nel quale avvertono una penosa mancanza di scopi. Si tratta di una condizione pericolosa, in quanto in questi stati sono frequenti le tendenze all’azione, come le abbuffate di cibo, l’abuso di sostanze stupefacenti, gli atti autolesivi e i tentativi di suicidio.
l DBP è tra i disturbi più studiati. Il trattamento raccomandato dagli esperti per la cura di questo disturbo è la psicoterapia, eventualmente affiancata dalla farmacoterapia. Orientamenti terapeutici diversi hanno realizzato diversi tipi di terapie per la cura specifica del disturbo borderline. Attualmente risultano maggiormente efficaci i trattamenti che includono terapie diverse e intensive.
Vi consiglierei di rivolgervi ai servizi presenti sul territorio se già non lo avete fatto, o in alternativa di contattare un terapeuta esperto in disturbi di personalità. L’intervento di un esperto può aiutare anche i familiari, ad esempio, per spiegare loro cosa succede, come funziona la terapia, e come favorire un contesto tranquillizzante attorno al soggetto ed avere un effetto benefico sulla sintomatologia.

D. Buongiorno, sono la mamma di una ragazzina di 17 anni apparentemente senza alcun problema. A sentire gli altri ho cresciuto una persona stupenda, educata, sempre sorridente, allegra e disponibile con tutti. Allora perché mi ritrovo in casa un' adolescente sempre scontrosa, arrabbiata e chiusa? Con noi genitori mai una parola gentile, sempre il medesimo tono d' insoddisfazione e di supponenza. Appena le chiediamo qualcosa, la risposta è sempre la stessa: non sono fatti nostri. Non le dico gli scontri verbali con suo padre, raggiunge livelli di cattiveria che non ci meritiamo proprio. La situazione è ormai insostenibile: trattarla gentilmente oppure essere un po' più fermi non fa alcuna differenza, e soprattutto non ci fa ottenere alcun risultato. So che l' adolescenza è un periodo transitorio di cambiamenti, ma perché in casa si comporta in questa maniera e fuori invece è la persona meravigliosa descritta da tutti e che io non conosco? Ringrazio sentitamente per qualsiasi consiglio vorrà darmi. Marinella.

R.
Marinella, l' adolescenza è sicuramente caratterizzata da cambiamenti, che sono bruschi, imprevedibili, inattesi, contraddittori, instabili, sconcertanti, provvisori, destabilizzanti. L' adolescente che ne è il protagonista ne è il primo turbato. I cambiamenti avvengono a livello fisico attraverso una rivoluzione biologica, ma anche a livello psicologico. Alcuni di questi sono la maggior capacità di riflettere su di sé, formulare ipotesi e obiettivi, ragionare, ricordare, decidere. Ulteriori cambiamenti avvengono a livello relazionale. Nei legami con i familiari, la spinta è verso l' allontanamento, l'autonomia, l' indipendenza. Con il gruppo dei coetanei si sperimentano le nuove emozioni legate alla sessualità, alla cooperazione, al confronto, alla relazione affettiva e alla competizione amorosa, sportiva, scolastica. Le relazioni affettive possono suscitare emozioni assai piacevoli, ma anche paura. Tutti questi cambiamenti permettono al futuro adulto di aumentare i propri gradi di libertà. L' assenza di una crisi adolescenziale spesso deve considerarsi come un segnale dall' allarme, piuttosto che un attestato di benessere. Il comportamento dell' adolescente spesso mira a confrontarsi con i limiti stabiliti dalla famiglia e dalle istituzioni sociali, mettendo alla prova sé e il mondo degli adulti. Il confronto con se stessi riguarda la propria nuova autonomia e indipendenza. Per quanto riguarda gli adulti di riferimento, genitori, insegnati, allenatori, essi sono frequentemente sottoposti a test di coerenza e di resistenza. Le emozioni generate dai comportamenti degli adolescenti sono spesso annoverabili tra quelle "negative": paura, rabbia, ansia, insofferenza, fastidio, intolleranza, sconforto. Dietro al comportamento del ragazzo che appare contestabile, si nasconde la forte conflittualità interna, tra il desiderio di indipendenza e autonomia e la paura di assumersi la responsabilità della propria vita. Un' ulteriore difficoltà è rappresentata dalla confusione fra ciò che non si è più e ciò che non si è ancora, insieme alle incertezze ambientali, l' attrazione per le sfide, l' impulsività, la visione dicotomica del tutto o nulla, l' onnipotenza, ecc. Se si è genitori non si può attraversare indenni l' adolescenza dei propri figli: è necessario chiedersi cosa sta accadendo, voltarsi indietro per ripensare alla propria storia, all' adolescente che si è stati, alle fatiche fatte per diventare adulti. Il compito che la famiglia si trova a svolgere in questa fase della vita non è tanto di accudire, quanto di contenere, nel senso di fornire il sostegno necessario quando la sensazione di disorientamento e di confusione è molto intensa, come anche di accettare di fare palestra con il figlio adolescente affinché possa esercitarsi a lottare e riappacificarsi. Se il genitore non accetta di mettersi in gioco assentandosi (con il permissivismo) o irrigidendosi dietro dogmi e divieti assoluti, sarà difficile per l' adolescente l' integrazione degli aspetti di un' identità adulta: autonomia, indipendenza, responsabilità, sessualità. Compito degli adulti, in particolare dei genitori, è quello di gestire le emozioni dell' adolescente, offrendo sponde di contenimento resistenti ma amorevoli, capaci di dare un senso anche a ripetute battute d' arresto, trasmettendo la fiducia che l' adolescente si possa rimette in cammino anche dopo aver attraversato una prolungata turbolenza. Spero che questi pochi consigli possano esserle di aiuto.


D. Egregio Dottor Trombotto, ho 30 anni e mi considero una persona posata e tranquilla. Purtroppo 2 anni fa ho perso il lavoro a causa del fallimento dell' azienda nella quale lavoravo da 5 anni. L' accaduto mi ha provocato un forte stress e quello che penso potesse essere un inizio di stato depressivo, ma dopo 1 anno circa trovando un nuovo lavoro la mia autostima si è risollevata e ora sono un po' più tranquilla. Purtroppo però mi capitano sempre più di frequente momenti di panico, in cui mi manca il respiro, sento un peso sul petto, e sudo copiosamente, soprattutto sul viso. Non durano che pochi secondi ma mi scombussolano per alcuni giorni. Questi episodi mi stanno capitando mensilmente,e senza una causa scatenante comune (o almeno non da me riconosciuta). Luoghi, situazioni e persone a me vicine erano sempre diverse. Ho paura che possano scatenarsi più frequentemente e che condizionino poi la mia quotidianità. Come posso comportarmi? La ringrazio anticipatamente.

R.
L' ansia non è altro che una reazione di paura di fronte ad un evento che normalmente non viene considerato spaventoso. Il soggetto che la sperimenta non è in grado di spiegarselo e lui stesso la ritiene ingiustificata o perlomeno eccessiva. Questo è quanto appare a una visione superficiale; in realtà ad un' immagine più approfondita emerge il vero motivo per cui quell' evento in apparenza innocuo è vissuto dal soggetto come estremamente pericoloso e tale da giustificare la reazione di paura. Per parlare di attacco di panico è necessario sperimentare intensa paura e disagio accompagnati dal almeno quattro sintomi somatici o cognitivi (palpitazione, sudorazione, tremori fini o a grandi scosse, dispnea o sensazione di soffocamento, sensazione di asfissia, dolore o fastidio al petto, nausea o disturbi addominali, vertigini o sensazione di testa vuota, derealizzazione o depersonalizzazione, paura di perdere il controllo o di impazzire, paura di morire, parestesie e brividi o vampate di calore). L' attacco ha un inizio improvviso, raggiunge rapidamente l ' apice ed è accompagnato da un senso di pericolo o di catastrofe imminente e dall' urgenza di allontanarsi. L' attacco di panico così come è stato descritto, costituisce un sintomo che può manifestarsi in molti diversi disturbi d' ansia. Perché si sperimenti un disturbo d' ansia, il sistema deve sentire minacciato uno dei suoi scopi ritenuti importanti. Quanto più importante sarà questo scopo, tanto più intensa sarà l' ansia. Quando si manifestano le prime crisi di ansia, gli eventi scatenanti si sono verificati da poco tempo, in genere anche meno di un anno. Il soggetto non è abituato a riconoscere le proprie emozioni e scambia i sintomi che prova per un malessere fisico gravissimo. Un tale pensiero, poiché poco rassicurante non fa che aumentare i sintomi stessi, generando un vero e proprio circolo vizioso che viene mantenuto attraverso il controllo, la tendenza a previsioni catastrofiche e il rimuginio. La conseguenza della crisi di panico è l' evitamento. Tuttavia esso non è una strategia risolutiva, ma invalidante, che può arrivare a condizionare la vita del soggetto. Per comprendere meglio ciò che le sta accadendo non basta prestare attenzione a luoghi, situazioni e persone a lei vicine durante la crisi, ma anche e soprattutto alla sue valutazioni e credenze sugli eventi, le sue emozioni e il suo comportamento. Proprio perché lei teme che questo disagio possa diventare così presente da condizionare la sua quotidianità, le consiglierei di rivolgersi al suo medico di base, che saprà indirizzarla al meglio o può consultare direttamente uno psicologo. Ammesso che risulti necessaria, una terapia adeguata può favorire degli ottimi risultati e cambiamenti. Mi faccia poi sapere com' è andata. Con affetto

D.
Buongiorno, cerco delle informazioni sulla bulimia e l’anoressia. Come è possibile riconoscerla? Il problema non riguarda me, vorrei capire come sia possibile notarlo su una persona vicina e soprattutto in che modo avvicinarmi per poterne parlare. Grazie Giovanna.

R. Buongiorno Giovanna. Cercherò di offrirle alcune informazioni di base. Sia la bulimia che l’anoressia rientrano nei Disturbi del Comportamento Alimentare ed esprimono la sofferenza interna attraverso l’immagine esterna del corpo. In base al DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) i criteri diagnostici per la Bulimia sono: ricorrenti abbuffate (cioè mangiare una quantità di cibo significativamente maggiore di quello che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso tempo ed in circostanze simili, oppure sensazione di perdere il controllo durante l’episodio, quali ad esempio la sensazione di non riuscire a smettere di mangiare); ricorrenti ed inappropriate condotte compensatorie per prevenire l’aumento di peso, come per esempio vomito autoindotto, abuso di lassativi, diuretici, ecc., digiuno o esercizio fisico eccessivo; le abbuffate e le condotte compensatorie si verificano entrambe in media almeno 2 volte alla settimana per un periodo di almeno tre mesi; i livelli di autostima sono indebitamente influenzati dalla forma e dal peso corporei; l’alterazione non si verifica esclusivamente nel corso di episodi di anoressia. I criteri diagnostici per l’Anoressia sono: rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra o al peso minimo normale per l’età e la statura; intensa paura di acquistare peso o di diventare grassi, anche quando si è sottopeso; alterazione del modo in cui il soggetto vive il peso o la forma del corpo, o eccessiva influenza del peso e della forma del corpo sui livelli di autostima, o rifiuto di ammettere la gravità della attuale condizione di sottopeso; nelle femmine dopo il menarca, amenorrea, cioè assenza di almeno tre cicli mestruali consecutivi.
Spesso non è facile accorgersi dell’insorgenza di tali disturbi, soprattutto per i disturbi bulimici, perché il soggetto generalmente è normopeso. L’esordio può essere simile a quello di un qualsiasi regime alimentare, ma quello che differenzia i pazienti con Disturbi del Comportamento Alimentare dai coetanei “a dieta” è l’ostinazione con cui perseguono l’obiettivo di dimagrire e l’assoluta rigidità nell’osservanza delle norme dietetiche.
Per quanto i fattori che predispongono un individuo a disturbi alimentari sono complessi e multidimensionali, in letteratura si evidenzia un ampio accordo tra gli studi nel riconoscere l’importanza delle componenti sociali e culturali, nonostante i loro meccanismi d’azione sull’individuo appaiano ancora poco conosciuti. Vista la difficoltà nel riconoscersi il problema non è così facile avvicinarsi a queste persone e parlarne apertamente. Sicuramente è importante rendersi disponibili al dialogo evitando qualsiasi forma di giudizio o colpevolizzazione ed offrire un sostegno emotivo.
Le informazioni di sopra riportate sono sicuramente concise ed indicative, ma spero le possano essere d’aiuto. Per ulteriori informazioni può consultare l’AIDAP, (Associazione Italiana Disturbi dell’Alimentazione e del Peso) al seguente indirizzo www.positivepress.net/aidap, dove è attivo anche un forum per dialogare ed avere risposte più dettagliate.


D. Che differenza c'è fra lo psicologo e lo psichiatra oltre al fatto che lo psichiatra è anche un medico e può prescrivere medicine? Chi si rivolge ad uno psicologo? Quando si fanno incontri individuali, quando di coppia e quando di gruppo? Ogni quanto si deve andare? Quanto costa? Grazie mille per la collaborazione e per l’utilità del servizio offerto… Antonietta.

R. Antonietta, correttamente come lei scrive lo psicologo è laureato in Psicologia e dopo un iter formativo di quattro anni diventa terapeuta. Uno psichiatra è un medico specializzato in psichiatria e può anche avere il titolo di terapeuta. Di conseguenza uno psichiatra può occuparsi sia dell’aspetto farmacologico che di quello psicoterapeutico, mentre lo psicologo si occupa solamente di psicoterapia.
Qualora sia necessario l’assunzione di farmaci, è consigliabile avere 2 figure di riferimento che si occupino in collaborazione dei due aspetti (farmacologico e psicoterapeutico). Allo psicologo si possono rivolgere tutti coloro che hanno un disagio psichico, quali per esempio disturbi dell’umore, fobie, disturbi d’ansia, disturbi ossessivo-compulsivi, disturbi sessuali, disturbi dell’alimentazione, disturbi psicosomatici, disturbi di personalità, disturbi borderline di personalità, disturbi psicotici, ecc. Ma può anche rivolgersi semplicemente chi desidera conoscere meglio se stesso e i suoi meccanismi mentali di funzionamento.
La modalità, la frequenza ed il costo degli incontri possono variare a seconda del disturbo ed in base all’orientamento del professionista. Gli incontri posso essere giornalieri, settimanali, quindicinali… e le sedute possono essere individuali, di coppia, familiari, in gruppo. Non potendo indicarle i costi, tenga presente che al primo incontro con lo specialista (sia esso psicologo o psichiatra) è possibile richiedere qualsiasiasi informazione sulla terapia.



D. Buongiorno. Volevo chiederle se dopo aver interrotto il Daparox si possono avere effetti indesiderati come nausea, vertigini, confusione.
Mi può aiutare? La ringrazio tanto. L'ho interrotto da poco e ho questi sintomi. Sono un po' preoccupata e non so bene come risolvere la cosa e se è grave.
Grazie mille per la sua disponibilità. Cordiali saluti, Antonella

R. Carissima Antonella, l’assunzione, la posologia e l’interruzione di questo tipo di farmaci deve essere strettamente controllata da un medico, meglio se uno specialista nel settore.
Per tale motivo è importante contattare il medico che li ha prescritti o in alternativa il suo medico di famiglia o uno psichiatra, per valutare correttamente le ragioni e l’entità dei suoi sintomi.



D. Salve. Sono un cinquantenne che dall'età di circa dieci anni per oltre un ventennio faceva uno strano sogno. Sognavo che da un pozzo (esistente in realtà nel fondo di famiglia) della profondità di circa venti metri e larghezza due per due, emergeva l'acqua fino a raggiungere l'orlo e io provavo una sensazione di paura. Vorrei sapere il significato di questo sogno, considerato che un fatto del genere in realtà non può mai accadere in quel tipo di pozzo. E considerato che, oggi anche non facendo più quel sogno continuo a ricordarlo molto spesso. In attesa della sua risposta le porgo distinti saluti.

R. Buongiorno, Spesso il racconto manifesto di un sogno può avere aspetti, immagini o simboli che possono sembrare poco razionali o illogici.
Per comprendere il significato che ha per lei e il contenuto latente di un sogno non è sufficiente il racconto. Ne tanto meno è possibile comprendere quale fosse il desiderio sotteso.
Per un’analisi del sogno occorre conoscere ciò che lei pensa sul sogno, il tono emotivo del sogno (durante, dopo e adesso a distanza di tempo), gli eventi correlati della sua vita. Non è utile ricercare un significato universale del sogno, ma sono importanti le proprie associazioni personali: il sogno deve assumere un senso per il sognatore, in riferimento alla sua vita. Uno lavoro fatto con un psicologo può sicuramente aiutare ad accedere al significato personale del suo sogno.





Presentazione
Il dottor Fulvio Trombotto, nato a Pinerolo dove tuttora risiede, si è laureato in Psicologia all’Università di Torino, con una tesi sulla comprensione del linguaggio metaforico e gli aspetti metacognitivi nella schizofrenia. Ha svolto il tirocinio post lauream presso l’ASL di Pinerolo nella Struttura Semplice di Psichiatria sotto la supervisione della dott.ssa Elena Protti e presso la struttura Complessa Organizzazione Risorse Sviluppo Umano sotto la supervisione dei dottori Michele Presutti e Alda Cosola.
È iscritto all’Ordine degli Psicologi della regione Piemonte con n° 4896. Attualmente è iscritto alla scuola di specializzazione in psicoterapia cognitiva presso il “Centro Clinico Crocetta” di Torino. Presso lo stesso centro sta frequentando il Master di secondo livello dell’Età Evolutiva. Ha frequentato numerosi seminari tra cui: " seminario sul trattamento degli anziani con il Prof. Cesare Cesabianchi; " seminari sull’età evolutiva con la Dott.ssa Emanuela Iacchia e il Dott. Furio Lambruschi; " seminario sui disturbi ossessivo compulsivi con il Dott. Francesco Mancini; " seminario sui disturbi alimentari con il Dott. Roberto Ostuzzi; " seminario sulle relazioni familiari con il Dott. Camillo Loriedo; " seminario sullo sviluppo del senso morale con il Prof. Mauel Villiegas; " seminario sulla regolazione delle emozioni con il Prof. Giovanni Liotti. Ha partecipato al corso strutturato in tre livelli in ipnosi presso il Milton H. Erickson Institute di Torino (www. ericksoninstitute.it), dove ha appreso numerose tecniche di rilassamento, di gestione dello stress e le principali tecniche ipnotiche ericksoniane. In passato ha condotto e organizzato dei gruppi di ascolto per adoloscenti con età compresa tra 15 e 20 anni. Dal 2007 collabora con la Divisione di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione (di cui è responsabile la Dott. ssa Mariaelena Zoccarato) del CPSE - Centro Progettazione Sviluppo Edutainment (www.cpse.eu). L’attività del CPSE è condotta da una equipe multidisciplinare comprendente psicologi, psicoterapeuti, pedagogisti, logopedisti, esperti in comunicazione, tutti con formazione ed esperienza specifica nell’ambito della psicologia dell’infanzia, dell’adolescenza e delle scienze dell’educazione. Nell’ambito dell’Edutainment, il CPSE si occupa della progettazione e metaprogettazione di ambienti, strutture e materiali ludico didattico educativi per ludoteche, scuole, strutture commerciali quali parchi commerciali e parchi divertimento, editoria e multimedialità. Il Dott. Trombotto riceve su appuntamento presso il CPSE – Corso Torino, 190 a Pinerolo.

www.cpse.eu