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Hanno scavato in trecento, per mesi, tra le rovine fumanti e le esalazioni velenose delle torri gemelle. Ora muoiono di tumore: già 14 mancano all'appello. E si teme per i pompieri.
NEW YORK - Hanno scavato tra le macerie per quasi un mese, ritrovando ben 100 corpi di vittime del più grande attentato della storia, quello alle torri gemelle.
Ora però, i protagonisti a quattro zampe di quei momenti, stanno pagando cara la propria dedizione. Muoiono, infatti, di tumore. Malattia provocata, con ogni probabilità, dai fumi tossici che si sono sprigionati dalla macerie, quando il fuoco acceso dagli aerei lanciati contro le torri ha continuato a bruciare per mesi sotto la montagna di detriti di
Manhattan.
A portare alla luce la vicenda, oggi, è il quotidiano La Repubblica, che dedica un lungo e commosso articolo ai "cani di Ground zero".
La mattina dell'11 settembre, arrivarono in trecento, al guinzaglio dei soccorritori, per gettarsi, naso a terra, tra le macerie. Sul terreno bruciava di tutto, plastiche, materiali chimici, pannelli isolanti. Tra quegli odori penetranti e mefitici, i cani avrebbero cercato senza sosta la riconoscibile traccia dell'uomo.
Un impegno che hanno pagato con la vita. Ben 14 animali sarebbero già morti per malattie legate alle vie respiratorie. Tanto che alcune università americane hanno deciso di studiarne i sintomi per mettere a punto una strategia.
Il pericolo che nessuno, per ora, pronuncia ad alta voce, ma che spaventa un po' tutti, infatti, riguarda i loro "amici" a due zampe, i pompieri, che in quei mesi lavorarono a stretto contatto con le unità cinofile. Anche loro hanno respirato gli stessi gas, e anche loro, sebbene con tempi diversi date le differenze di stazza e di struttura, potrebbero ammalarsi.
Ecco perché i medici stanno ora cercando di capire cosa sia successo tra quelle macerie fumanti, e come sia possibile aiutare i "padroni", studiando i loro cani.
Destinati, in questo modo, a salvare gli uomini, ancora una volta, anche da morti.
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