Agevolazioni fiscali per ristrutturazioni
E ‘ stata prorogata al 31 12 2007 la possibilità di detrarre dall'imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) il 36% delle spese sostenute per la ristrutturazione di case di abitazione e parti comuni di edifici residenziali situati nel territorio dello Stato. Il beneficio spetta fino ad un tetto massimo di spesa di 48mila euro per anno d'imposta e per ogni immobile sul quale vengono eseguiti gli interventi di recupero edilizio, da suddividere in dieci anni.
Le agevolazioni fiscali spettano:
- al titolare di un diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione o superficie);
- a chi occupa l'immobile a titolo di locazione o comodato;
- ai soci di cooperative divise e indivise;
- i soci delle società semplici;
- gli imprenditori individuali, limitatamente agli immobili che non rientrano fra quelli strumentali o merce.
I lavori per i quali spetta lo sconto fiscale sono innanzitutto quelli elencati dall'art. 31 della legge 5 agosto 1978, n. 457 e cioè: interventi di: Manutenzione Ordinaria, Manutenzione Straordinaria, Restauro e Risanamento Conservativo, Ristrutturazione edilizia.
ADEMPIMENTI PER FRUIRE DELLA DETRAZIONE DEL 36%
- Comunicazione di inizio lavori
- Comunicazione all’ ASL
- Dichiarazione di esecuzione dei lavori sottoscritta da un professionista iscritto negli albi degli ingegneri, architetti e geometri o da tecnico abilitato all'esecuzione dei lavori.
Piccoli accorgimenti sul parquet
Operazioni preliminari
Prima di acquistare il parquet bisogna avere ben chiare le caratteristiche che lo contraddistinguono e prima di tutto saper riconoscere il vero parquet da quello falso. Infatti il vero parquet ha uno strato superficiale di legno di almeno 2,5 mm. Le altre caratteristiche più specifiche possono essere estrapolate dalla scheda prodotto fornita dal venditore all'acquirente (richiederla in caso di mancata consegna).
Posa
Per poter creare un parquet a regola d'arte l'addetto ai lavori dovrà constatare alcune temperature: la temperatura ambientale dovrà essere tra i 46% e i 60% mentre quella normale non inferiore ai 10%. In caso di pavimenti riscaldanti la temperatura massima del piano di posa dovrà essere 27%-28%. Bisogna anche prestare attenzione agli imballi: devono essere integri e conservati in luogo asciutto.
Usura e riparazione
l parquet dopo qualche anno comincia a mostrare i primi segni di usura magari in "zone più trafficate"(solitamente al centro delle stanze). Se l'usura interessa solo una piccola parte di superficie la si può sostituire con poca differenza di colore tra le vecchie e le nuove liste. Sarà il sole, che in pochi mesi uniformerà le nuove liste poste al resto della pavimentazione. Il danno da usura non dipende dal posatore o dal rivenditore comunque nelle riparazioni ci si rivolge direttamente al posatore. In base al tipo di intervento da effettuare e quindi al numero di tavolette da sostituire il costo può variare da 50 a 100 euro. Se la parte danneggiata è molto estesa, conviene cambiare tutto il rivestimento. Un ultima nota: se un pavimento ha 80-100 anni, la sostituzione con lo stesso materiale a causa del tempo trascorso non avrà mai un risultato omogeneo: la differenza tra nuovo e vecchio si vedrà sempre.
Difetti di fabbricazione
Comunque non si possono escludere casi di difetti di fabbricazione, ma questi si differenziano subito dai danni provocati dall'usura. Un difetto di fabbricazione, per esempio, può essere legato al processo di essiccazione, oppure di posa e ciò si capisce nel giro di una settimana. In questo caso bisogna rivolgersi direttamente all'azienda.
Il problema delle fessure
La formazione di fessure è dovuto ad alcuni essenziali fattori:
- il tipo di parquet posato
- la presenza di incastri
- il microclima del locale.
Prima di tutto bisogna sapere che gli spessori standard dei listoni vanno da 10 a 14 e 22 mm, con o senza incastri. Sicuramente i parquet prefiniti reggono meglio alle variazioni di umidità, al calore estivo o a quello indotto dal riscaldamento, soprattutto quello a pavimento. Ad incidere inoltre è il metodo di posa con cui è stato fissato. Infatti, ad esempio, il parquet posato ad incastro è meno problematico, in quanto le liste rimangono unite e il pavimento è più flessibile rispetto alle variazione a cui abbiamo accennato precedentemente.
Parquet usurato e/o macchiato
Bisogna sapere che il parquet se non è prefinito (cioè non ha bisogno di opera di finitura) richiede la lamatura e successiva finitura, la verniciatura appunto. La verniciatura deve essere effettuata con molta cura assicurandosi che non ci sia polvere. In base al tipo di vernice utilizzata il parquet avrà un aspetto lucido, semilucido o opaco. Di solito, per un risultato migliore e duraturo nel tempo vengono stese tre mani, con dovuto intervallo di tempo per l'asciugatura tra una mano e l'altra. Tuttavia bisogna tener presente che la vernice dopo 15, 20 o 30 anni può via via assottigliarsi fino a consumarsi. Se si consuma c'è il rischio che il parquet si macchi in profondità. In base all'estensione del danno si può intervenire sostituendo tutte o parte delle tavolette. Per rimediare a usura si interviene con la lamatura che deve essere applicata con criterio in base allo spessore della tavoletta: se l'usura supera il 50-60 per cento il lavoro non conviene. La lamatura, in caso di un ampio danno da usura è preferibile che venga effettuata su tutto il pavimento per evitare di vedere la differenza. Tuttavia se l'intervento riguarda una o poche tavolette si possono togliere e limare a parte e poi rifinire a stucco. Per il pavimento prefinito e tradizionale, non verniciato, se l'intervento è di ridotte dimensioni si può tranquillamente sostituire l'elemento danneggiato mentre in caso contrario si è costretti a limare tutta la pavimentazione per l'ottenimento di un effetto omogeneo. I prodotti da 10,14,17 e 22 mm di spessore possono essere limati più volte nel tempo: occorre però valutare bene il tipo di supporto delle tavolette ovvero se queste sono in abete, betulla, se si tratta di prodotti di legno trattato a due strati a fibre incrociate, ecc. Quello più scadente può essere soggetto da una a tre lamature nel tempo.
Parquet scheggiato o ammaccato
Se la tavoletta viene scheggiata o ammaccata si può cercare di recuperarla fino a quando lo spessore della tavoletta è di 3-4 mm. In questo caso si procede riempiendo il buco con uno stucco a base di silicone acrilico. Poi, per ridurre al minimo il difetto dovuto al ritocco di una tavoletta danneggiata, dopo la stuccatura si può riverniciare l'intero pezzo: in questo modo si dovrebbe attenuare la differenza visibile del 95 per cento.
Sostituzione di uno o più listelli
Molte volte è possibile notare brutte deformazioni del parquet causate dall'umidità e dal calore. Stiamo parlando del distacco delle tavolette dalla superficie. Per incollare l'elemento staccato bisogna rimuovere anche quello adiacente, in modo da riempire il sottofondo di colla e posare tutto nuovamente al suo posto. Se le tavolette staccate sono più di una e disperse si interviene in egual modo, effettuando un rappezzo più esteso sulla pavimentazione.
Protezione dai tarli
La protezione delle tavolette di parquet dai tarli è già garantita dall'azienda produttrice in quanto sul parquet vengono effettuati dei trattamenti antitarlo già dalla sua fabbricazione. Ecco perchè in caso di presenza di tarli per la riparazione interviene direttamente l'azienda produttrice su denuncia del proprietario. I tarli dunque, se compaiono entro 2-3 mesi dalla posa, possono essere dovuti a cause esterne, come ad esempio la presenza in casa di mobili. Lo stesso accade per pavimento di legno antichi: il deposito di sporco e polvere può favorire l'insediamento degli insetti. Se le tavolette sono incollate, i tarli non si formano perché non possono annidarsi. Anche se le possibilità di ricomparsa dei tarli sono possibili in caso di formazione di gallerie profonde, per rimediare è possibile effettuare una lamatura di 2-2,5 mm e poi stuccare.
Manutenzione del parquet - Segreti di bellezza
Per la manutenzione del parquet si utilizzano prodotti protettivi specifici che sono utili per proteggere lo strato superficiale verniciato, ma possono poco contro la formazione di differenze evidenti fra le zone più calpestate e quelle più preservate all'usura. Tuttavia se si usano prodotti protettivi adeguati, le vernici (vetrificate o all'acqua, le più ecologiche) possono durare da un minimo di 15-20 anni fino a 50. Diffidate dai prodotti a base di saponi o cere: rendono sì, il parquet lucido ma facilitano il deposito di polvere rischiando di aumentare l'usura. Inoltre sono controproducenti perché non penetrano e lasciano il parquet unto. Ecco perchè si consiglia l'acquisto di prodotti realizzati appositamente per i parquet. Essi svolgono la loro azione protettiva proprio perchè contengono sostanze sempre a base di cera ma che seccano e vetrificano, formando una patina sulla superficie che riempie le piccole striature senza lasciare il classico effetto bagnato.
I mutui
Negli ultimi anni gli affitti degli immobili sono arrivati alle stelle, ecco allora da parte di giovani coppie l’orientamento all’acquisto di una casa. Questo anche in funzione del fatto che il costo del denaro e quindi gli interessi passivi, sono relativamente contenuti. Oltre al tasso di interesse bisogna tenere conto anche delle spese per accendere un mutuo.
Perizia - La perizia è la stima del valore commerciale e delle caratteristiche catastali dell’immobile ed è richiesta da tutte le banche. Nella maggior parte dei casi, è redatta da un professionista di fiducia dell’istituto di credito.
Istruttoria - L’istruttoria è la fase in cui la banca, attraverso la valutazione delle capacità di credito, stabilisce se concedere o meno il finanziamento.
Assicurazione - Al momento della sottoscrizione del mutuo, le banche richiedono che l’immobile, sia obbligatoriamente assicurato per l’incendio (è una forma di tutela della banca verso il finanziamento che sta concedendo). L’ammontare dell’assicurazione può variare a seconda del valore della casa, o più frequentemente, a seconda dell’importo del
finanziamento (in %).
Imposte - Il contratto di mutuo è soggetto all’imposta sostitutiva. Questa imposta viene trattenuta direttamente dalla banca, al momento dell’erogazione del finanziamento.
Gestione - Le spese di gestione del finanziamento sono generalmente annuali e sono applicate dalla banca con frequenza annuale. Alcuni mutui non prevedono spese di gestione.
Penali - Se si decide di rescindere anticipatamente il mutuo si dovra’ affrontare delle spese penali, solitamente calcolate in percentuale sull’importo rimborsato anticipatamente. La percentuale applicata è data dal contratto, l’importo da pagare varia a seconda del periodo in cui ci si trova nel piano di ammortamento.
Fisco - Sottoscrivere un contratto di mutuo comporta l’applicazione di imposte, ma anche la possibilità di godere di alcuni vantaggi fiscali.
Detrazioni fiscali - Sottoscrivendo un mutuo si ha diritto ad alcune agevolazioni fiscali che riducono l’incidenza dei costi del finanziamento. Gli oneri accessori e gli interessi passivi calcolati sul mutuo possono, infatti, essere detratti dall’imposta sul reddito delle persone.
Le liti con i vicini di casa
La causa più frequente di contestazioni tra vicini è quella sulla distanza da rispettare fra due proprietà private. Spesso questo succede perchè non si conoscono le regole del Codice Civile che regola appunto i confini tra le proprietà. Prima di costruire sul proprio suolo, bisognerebbe domandarsi:
- Quale distanza devo rispettare dalla casa del mio vicino ?
- Chi deve pagare la spesa per la verniciatura dell'inferriata ?
- A che distanza posso piantare gli alberi ?
- Posso sempre recintare il giardino ?
Per il condominio la Corte di Cassazione ha ribadito che le norme condominiali hanno il sopravvento su quelle del Codice Civile. Infatti si può pretendere il risarcimento dei danni e l'abbattimento di opere o piante che infrangono il diritto civile delle distanze legali.
IL CODICE CIVILE
Il Codice Civile stabilisce gli spazi minimi da rispettare e precisamente dall'articolo 873 al 907 regola i confini tra le proprietà in modo esatto, con qualche eccezione che vedremo più avanti. I Regolamenti edilizi locali, i piani regolatori, i vincoli ambientali, le norme di sicurezza sugli impianti e anche il codice della strada, possono aumentare le distanze minime imposte dalla Legge, ma non ridurle.
Se due costruzioni non sono aderenti, la distanza minima tra due costruzioni è in linea d'aria è di almeno 3 metri.
LE ECCEZIONI
Prima eccezione:
la Cassazione con sentenza numero 2331 del 1983 ha riconosciuto la possibilità di un accordo tra i proprietari dei terreni confinanti che si accordano a ridurre la distanza minima. Questo vale solo però nel caso che il regolamento edilizio locale non abbia fissato le distanze minime.
Seconda eccezione:
Se due fabbricati costruiti da oltre venti anni, hanno una distanza al di sotto di quelle regolate dalla Legge e i proprietari non hanno mai fatto nessuna obiezione scatta la tecnica dell' Usucapione e cioè che il diritto o il possesso protratto per un lungo periodo di tempo si trasforma in diritto o proprietà vera.
COSA SI INTENDE PER COSTRUZIONE ?
Sono intese come opere di costruzioni che devono rispettare i limiti imposti dalla Legge, le sporgenze di scarsa importanza come le fasce ornamentali, le cornici, le tende o tendoni, avvolgibili. Invece è considerata costruzione per esempio una pensilina in vetro o ferro perchè aumenta la volumetria dell'edificio.
MURI DI CONFINE
Il Codice Civile nell'articolo 841 afferma che in qualsiasi momento si ha il diritto di recintare la propria proprietà.
Se il muro è alto meno di tre metri l'edificio dovrà essere costruito a più di tre metri dalla distanza della costruzione del vicino, altrimenti i tre metri minimi in questo caso vanno considerati dal muro di recinzione.
Un muro su confine anche se costruito da uno solo dei proprietari, può essere preteso per metà anche dall'altro confinante a patto che si accolli le spese di costruzione e manutenzione.
Se una costruzione sorge a ridosso di un muro di confine, anche l'altro confinante potrà appoggiare la sua costruzione al muro comune.
Se un muro è a meno di un metro e mezzo dal confine è possibile chiedere la comunione al vicino che dovrà comunque acconsentire e richiedere a sua volta la costruzione del nuovo muro sul confine.
Il Codice Civile stabilisce alcune prove che si possono portare a sostegno del fatto di essere l'unico proprietario del muro come per esempio se da un lato del muro sono presenti dei cornicioni, mensole, ecc.
ALBERI E PIANTE
Il Codice Civile stabilisce che i confini possono essere segnati anche da siepi o alberi che sono considerate in questo caso comuni.
Piantando nuovi alberi bisogna rispettare una distanza da 1 metro a 3 metri a secondo se le piante sono di alto, medio fusto o di altezza meno di 2,50 mt. Se le piante sono più basse di un muro di recinzione nessuna distanza deve essere rispettata.
Anche per le piante vale il diritto dell'Usucapione. Se muoiono però non è possibile rimpiazzarli.
E' possibile pretendere il taglio delle radici o dei rami che invadono il terreno o lo spazio dell'altro confinante.
Guida ai mutui
Proposta d'acquisto
Dopo aver trovato la casa che più soddisfa le vostre esigenze, è necessario presentare al venditore una "proposta" scritta, che dichiara l’impegno ad acquistare la casa alle condizioni stabilite durante gli accordi. Questo atto, comunemente definito "proposta irrevocabile d'acquisto", può essere inviato al venditore attraverso una raccomandata o un telegramma.
La proposta d'acquisto impegna solo chi intende comprare la casa e non chi la vende. Spesso il venditore chiede che la proposta sia accompagnata da un acconto. Per questo tipo di pagamento è meglio anticipare solo piccoli importi e avere sempre le ricevute di quanto versato. La forma di pagamento più appropriata per l'acconto è un assegno, non trasferibile.
Compromesso
Il compromesso è una "promessa di vendita" ed è il contratto con cui, insieme al venditore, si stabiliscono tutte le condizioni di acquisto della casa. Il documento può essere redatto in carta semplice, in bollo o registrato presso un notaio. Generalmente, il compromesso prevede l'immediato versamento del 20% del prezzo pattuito per l'immobile. In questa fase, le parti si impegnano inoltre a stipulare, entro un tempo determinato, l'atto pubblico di compravendita.
Acconto
L'acconto è una somma di denaro da versare anticipatamente al venditore per l'acquisto della casa. Nel caso l'operazione non andasse a buon fine, questa somma viene restituita (a volte è prevista una penale che prevede la restituzione del doppio della caparra).
Qualche consiglio
Nel compromesso specificare tutte le clausole necessarie a tutelarti nell'operazione d'acquisto. Per questo motivo è meglio rivolgersi a un notaio che possa indicare le formule migliori da inserire nel contratto.
Leggete il compromesso in ogni sua parte prima di firmarlo senza lasciare spazi in bianco all'interno dell'atto per evitare che, successivamente, vengano inserite nuove clausole non concordate.
Se l'immobile è già occupato, chiedete al venditore di poter visionare il contratto di affitto e la raccomandata da cui si evince il termine della locazione in corso qualora previsto.
viene redatto da un notaio sotto forma di atto pubblico e rappresenta il contratto definitivo d'acquisto. Riporta tutti i dati già indicati nel compromesso e, nella maggior parte dei casi, prevede che l'acquirente saldi la somma spettante al venditore.
Installiamo il salvavita
Installiamo il Salvavita
L´Interruttore differenziale, comunemente chiamato Salvavita protegge la nostra casa dal pericolo delle scosse elettriche. Di solito è accoppiato con due o più interruttori manuali o automatici. La levetta del salvavita provoca l´apertura, quindi la disattivazione, degli interruttori accoppiati che si diramano a valle di esso. Il Salvavita interviene quando una persona tocca con una parte del suo corpo un conduttore in tensione o una parte metallica ad esso connessa e con un´altra parte del corpo è a contatto con un elemento a terra. Contrariamente quando si toccano con una parte del corpo un conduttore in tensione e con l´altra parte il secondo conduttore della linea, il neutro, il salvavita non interviene. E´ senza dubbio importante e prioritario installare a monte delle utenze più critiche (frigo, ferro da stiro, lavatrice, forno) il salvavita. Diamo di seguito un consiglio per poter installare un salvavita da soli.
Se non ne avete uno in casa seguite il nostro consiglio.
PASSO 1
Prima di inserire un gruppo Salvavita al posto del vecchio interruttore, disattivare l´interruttore generale a valle del contatore.
PASSO 2
Rimuovere l´interruttore esistente e fissare a parete la basetta del gruppo salvavita.
PASSO 3
Posizionare il gruppo Salvavita inserendolo guide fisse alloggiandolo nella basetta. Inserite i cavetti elettrici in entrata ed in uscita nelle apposite boccole.
PASSO 4
Dopo aver ancorato i cavetti dentro le boccole richiudere il coperchio.
PASSO 5
Riattivare la corrente dal contatore generale. Alzare la levetta del salvavita verificando così l´impianto.
PASSO 6
Collaudare il salvavita premendo il tastino di prova Test. Ripetere il test di prova periodicamente.
Stop alle correnti d'aria
ADOPERIAMO LE GUARNIZIONI
I nuovi materiali flessibili sono poco costosi e consentono un isolamento migliore rispetto al vecchio materiale che richiedeva il lavoro del falegname per essere applicato. È ovvio che il guadagno dal punto di vista del comfort è immediato, grazie all´assenza di correnti fredde. Di seguito riportiamo i passi fondamentali per l´uso di guarnizioni adatte a porte e finestre o ad isolare gli accessi della soffitta e le prese elettriche.
PASSO 1: ISOLIAMO LA PARTE ALTA E I LATI DI UNA PORTA
Uno dei più semplici ed efficaci tipi di guarnizione è una striscia di vinile autoadesiva a forma di V. Per le porte tagliamo con le forbici le strisce secondo la lunghezza e stacchiamo la parte posteriore quando applichiamo la guarnizione.
Puliamo completamente, sciacquiamo e asciughiamo la superficie prima di applicare le strisce. Spingiamole con forza nelle fessure servendoci, se è il caso, di un oggetto duro.
PASSO 2: ISOLIAMO LA PARTE BASSA DI UNA PORTA
Usiamo un seghetto per tagliare una striscia di alluminio secondo la lunghezza (uguale all´ampiezza della porta). Poi, con la porta chiusa, posizioniamo la striscia in modo tale che si appoggi proprio contro la soglia della porta. Segniamo i punti esatti per i fori necessari al montaggio delle viti ed adoperiamo il trapano. Avvitiamo le viti negli appositi binari.
PASSO 3: È LA VOLTA DELLE FINESTRE
Isoliamo la parte inferiore del canale del telaio e quella più alta del canale del telaio esterno. Tagliamo la striscia per un´ottava parte della lunghezza di ogni telaio. Apriamo la striscia completamente e facciamone entrare un capo nel canale del telaio per quanto è necessario che l´altro capo si allunghi fino al davanzale o tocchi lo stipite. Pressiamo la striscia con forza nell´apposito spazio.
PASSO 4: COMPLETIAMO IL LAVORO
Tagliamo una striscia a V da adattare all´ampiezza del binario del telaio e spingiamola con forza in modo tale che la parte superiore della striscia a V sia rivolta verso il basso. Tagliamo ed installiamo delle strisce aggiuntive per isolare le restanti parti dei telai. Attacchiamo una striscia alla parte superiore dell´intelaiatura per il telaio superiore ed una all´estremità del telaio inferiore per una chiusura veramente ermetica. Seguendo gli stessi passi si può isolare la porta di accesso ad un attico o qualunque altra entrata che lo richieda.
PASSO 5: UN UTILE SUGGERIMENTO
Non tutti ci curiamo del fatto che le prese elettriche possano incanalare aria fredda e trasmetterla nelle stanze della nostra casa. Per isolare queste "subdole" fonti di perdita di calore, rimuoviamo l´interruttore elettrico e la copertura e installiamo dei cuscinetti isolanti sulla parte fissa della presa. Non resta, poi, altro da fare che reinstallare la mascherina.
Manutenzione: attrezzi da giardino
Tenere in buono stato gli attrezzi da giardino vi permetterà, non solo di tenerli sempre efficienti, ma avranno anche vita lunga. Di norma la manutenzione viene fatta una volta l'anno. Bisogna proteggerli dalla corrosione e lubrificarli soprattutto per le parti mobili. Sostituire lame poco taglienti ed evitate di incollare o legare manici di legno rotti, sostituiteli.
La manutenzione risulta talmente facile da poter svolgere l'operazione in una volta sola. Cominciate a stendere fogli di giornale nel luogo dove vi apprestate a lavorare in modo da proteggerlo da immondizia e petrolio. Quest'ultimo così come la pietra smeriglia, la lima, la morsa e i normali utensili come martello, pinza, ecc. serviranno appunto per eseguire le dovute riparazioni.
ATTENZIONE: Indossate i guanti da lavoro prima di cominciare a lavorare.
PASSO 1
AFFILARE LE LAME
Affilate le cesoie e le forbici da siepi con la lima, seguendo la direzione della affilatura di fabbrica, date poi una seconda affilatura con la pietra smeriglia magari aiutando l'operazione bagnando la pietra con acqua o lubrificandola con il petrolio. Se le lame fossero dentellate, non tentate di aguzzarle.
PASSO 2
SMUSSARE GLI ORLI
Numerosi attrezzi da scavo sono venduti con gli orli non affilati, quindi è conveniente dargli una smussata a 45° con una comune lima. Così come sarebbe necessario affilare, con una lima triangolare, ambo i lati della lama del nostro segaccio tenendola ben ferma nella morsa stando attenti al senso di limatura dai 45 ai 60°.
SUGGERIMENTO: Per smussare più velocemente usate tutte e due le mani, una sul manico e l'altra sulla punta estrema della lima, applicando una pressione discendente simultanea.
PASSO 3
PROTEZIONE DALLA RUGGINE
Togliere i residui di terreno dagli attrezzi dopo l'uso, ma durante i lunghi periodi di inutilizzo pulirli con una spazzola di ferro per rimuovere la ruggine, spazzolando in senso rotatorio. Asciugare l'attrezzo con uno straccio imbevuto di petrolio, in modo da evitare la corrosione soprattutto se gli attrezzi vengono riposti in luoghi molto umidi.
PASSO 4
OCCHIO AL MANICO
Causa di numerosi incidenti sul lavoro, gli attrezzi con i manici rotti. Quindi evitate di recuperarli, con pochi soldi rimpiazzateli per evitare il peggio. Ricordatevi però che i manici devono essere ne troppo lisci ma neanche troppo ruvidi, per cui potete ritoccarli con della semplice carta smeriglia. Inoltre fate attenzione all'attacco tra il manico e l'attrezzo, se questo non è saldo inserite dei cunei di legno (come da disegno).
PASSO 5
LUBRIFICHIAMOLI
Vi sono numerosi attrezzi che vanno lubrificati, basta dare uno sguardo in cantina per rendersi conto. Dal taglia-siepi al taglia-erba, il motosega e così via a continuare. Anche il semplice spruzzatore richiede una buona lubrificata, ne va della sua efficienza. Svitarlo sciacquarlo e poi asciugarlo per poi passare dell'olio lubrificante sulla guarnizione del serbatoio e sul sigillo del pressurizzatore (asta centrale).
ATTENZIONE
Pesticidi e diserbanti sono corrosivi. Pulire lo spruzzatore dopo ogni uso e lubrificare le parti in metallo con del petrolio.
Come isolare il soffitto e il pavimento
RIDURRE LE DISPERSIONE DI CALORE
Le dispersioni di calore si verificano in diversi punti della casa, tetti muri, finestre, porte e persino pavimenti e soffitti. In questo articolo parleremo dell'isolamento dei pavimenti e dei soffitti che hanno un' influenza notevole sui costi del riscaldamento e anche sul confort e sull' insonorizzazione della nostra casa.
I costi di investimento iniziali per isolare tutta la casa, sono molto alti e quindi bene iniziare con le misure relativamente meno costose, che per la loro facilità di esecuzione possano essere realizzate direttamente da noi.
Per l'isolamento a soffitto il lavoro può risultare molto semplice perché può essere realizzato anche a posteriori, mentre per quello a pavimento la posa dell'isolante presuppone la sua rimozione.
ISOLARE IL PAVIMENTO
Un parquet coperto di moquette per esempio ripara dal freddo meglio di una lastra di cemento o di un pavimento in ceramica o di marmo.
Tuttavia anche per il parquet bisogna fare attenzione a tappare tutti gli interstizi che devono essere chiusi con una pasta di legno o con piccoli listelli tagliati a misura che andranno incastrati nelle spazi tra le doghe.
Basterà infine piallare la zona interessata e terminare con la levigatura.
Per le solette in cemento, l'uso di pannelli in polistirolo possono risultare molto vantaggiose, a patto che il solaio sia asciutto e livellato.
Questi pannelli si agganciano tra loro ad incastro ottenendo così una superficie livellata su cui può essere appoggiata la pavimentazione.
Altri prodotti come la vermiculite espansa rivestita di bitume o il cemento con vermiculite, vengono posati come il comune calcestruzzo.
La sistemazione invece di un foglio di polietilene prima che venga colata la malta, assicura una barriera stagna contro le risalite di umidità.
CONTROSOFFITTI ISOLANTI
Se non è possibile avere accesso al pavimento del piano superiore, si può insonorizzarlo installando invece un contro-soffitto.
Una soluzione relativamente semplice viene realizzata con un reticolo sospeso con all'interno dei pannelli isolanti.
Sul reticolo vengono appoggiati dei materassini isolanti leggeri, che possono essere rivestiti su un lato in modo da fungere da contro-soffitto e materiale isolante nello stesso tempo.
A) tiranti di ancoraggio
B) materassino isolante
C) reticolo metallico
D) pannelli acustici.
REALIZZIAMO UN CONTROSOFFITTO ISOLANTE
Posizioniamo i listelli di legno tenero avvitandoli al soffitto esistente, iniziando da un'estremità del locale e posizionando il primo listello contro la parete e perpendicolare ai travetti.
Accostiamo il pannello di isolante al primo listello, incollandolo al soffitto con una speciale colla polistirenica.
Si prosegue nello stesso modo, alternando prima i listelli e poi i successivi pannelli di isolante fino a completare lo spazio da contro-soffittare.
Si graffa il foglio di barriera la vapore in politene ai listelli, con giunti a doppia piega .
Infine si fissano i pannelli del contro-soffitto ai listelli con chiodi zincati adatti per il cartongesso.
Basterà stuccare i giunti e applicare due mani di vernice che costituiscono di per sé, già una barriera al vapore.
CONTROSOFFITTA IN CARTONGESSO
Si costruisce una intelaiatura di legno indipendente dal soffitto originale, appoggiando la stessa a travetti fissati a ganci o assicelle avvitate alle pareti.
Si fissano i materassini isolanti tra i travetti e si chiude tutto con dei pannelli di cartongesso inserendo al di sopra una barriera la vapore in politene graffato.
Alla fine si sigillano i giunti del cartongesso ed ecco la nostra contro-soffitta insonorizzata.
ATTENZIONE AGLI ASPETTI NEGATIVI !
L'isolamento non deve sopprimere interamente il locale, infatti se c'è mancanza di ventilazione, subentra un senso di torpore e di soffocazione con comparsa di cattivi odori che persistono e ristagnano nell'ambiente.
Attenzione quindi a ventilare spesso il locale in modo da rinnovare continuamente l'aria. Installiamo allo scopo una presa d'aria esterna come per esempio un ventilatore incastrato nel vetro di una finestra.
Come applicare la carta da parati
In primo luogo, come sempre, dovremo preparare la superficie da trattare: se sulla parete fosse applicata una vecchia tappezzeria dovremo procedere come già spiegato in un precedente articolo di questa sezione. Nel caso invece, la parete in questione fosse trattata a pittura o semplicemente a intonaco, sarà sufficiente pulirla con una buona spazzolata per eliminare la polvere; se invece fosse trattata con idropittura lavabile sarà necessario sgrassarla con un'energica lavatura. Naturalmente è sempre necessario verificare che non ci siano crepe o imperfezioni nel muro, in tal caso si dovrà provvedere in modo da avere alla fine una superficie perfettamente liscia e omogenea. Un passaggio finale sulla parete con della carta vetrata agevolerà l'ancoraggio della colla che useremo per l'applicazione della nuova carta da parati.
Prima di procedere all'acquisto della carta da parati sarà opportuno misurare il perimetro della stanza e l'altezza dei muri da trattare, sottraendo naturalmente le superfici occupate da porte, finestre e zoccolini. Tenete conto che normalmente i rotoli di carta da parati hanno misure standard: 10,05 metri in altezza e 0,53 in larghezza, ciò significa che con un rotolo si riescono a fare circa 5 metri quadrati di superficie. Nel fare questi conti è bene tenere conto che è sempre opportuno tenere circa 3 centimetri in alto e 3 in basso per la migliore finitura della carta dopo l'applicazione; inoltre, è altrettanto importante considerare, nel caso di carta decorata, che i disegni dovranno combaciare perfettamente.
Con questi elementi si può procedere alla scelta e all'acquisto della carta da parati. Ne esistono in commercio di tantissimi tipi e materiali (tradizionale, spessa, vinilica, vellutata, ecc.). E' importante sapere le caratteristiche della carta prescelta perché è sulla base di queste che si dovrà acquistare la giusta colla, diversa per ogni tipo di carta e anche per ogni tipo di muro (assorbente, non assorbente, tinteggiato, ecc.). Ricorrete alla consulenza di commessi esperti e leggete con cura le istruzioni riportate sulle confezioni di colla.
Finalmente ci siamo. Nel caso si dovesse tappezzare un muro nuovo sarà necessario passare una mano di preincollaggio. In primo luogo bisogna tagliare le strisce di carta necessarie per il rivestimento della stanza tenendo sempre un'eccedenza di circa 6 centimetri (3 in alto e 3 in basso) per consentire il perfetto allineamento dei disegni e la migliore finitura. Tagliate i fogli con forbici lunghe oppure con un taglierino e, se decidete di tagliarli tutti all'inizio del lavoro, è consigliabile numerarli per facilitare poi l'affiancamento degli stessi (il problema si pone per le carte decorate dove i disegni devono combaciare).
Iniziate il lavoro dalla parete in cui è posizionata la porta e, con l'aiuto di un filo a piombo, tracciate con una matita la linea verticale su cui si appoggerà il primo foglio. Appoggiate il foglio su un tavolo sufficientemente lungo e applicate la colla sulla prima metà di esso, ripiegatela e procedete all'applicazione della colla sull'altra metà. A questo punto, appoggiate il foglio in alto, sulla parete, lasciando i 3 centimetri di eccedenza e scendete lentamente lungo la riga che avete tracciato, facendo aderire perfettamente la colla e stando attenti a non formare bolle (che devono essere eventualmente eliminate facendo pressione con il palmo della mano dall'alto verso il basso). Allo stesso modo procedete con pazienza con tutti gli altri fogli.
Al termine del lavoro è necessario passare sulle giunture dei vari fogli con un piccolo rullo da tappezziere in modo da consentire la perfetta adesione, mentre l'ultimo passaggio riguarda la rimozione, con l'aiuto di un taglierino, di quei centimetri in eccesso che abbiamo previsto. Per quanto riguarda interruttori e prese è bene smontare le placche prima dell'applicazione della carta da parati, che poi andrà tagliata a croce sopra il foro della presa e ripiegata all'interno, perfezionando alla fine il lavoro con il rimontaggio della placca.
Il contratto con l'impresa per i lavori di ristrutturazione
CAUTELIAMOCI PRIMA DI INIZIARE I LAVORI
Prima di affidare i lavori di ristrutturazione della casa ad un impresa, è bene redigere anzitempo un accordo contrattuale, dove siano ben definiti gli accordi verbali presi in fase di preventivo lavori.
Infatti quasi tutti i problemi tra l'impresa e il committente, hanno origine dall'insufficienza di informazioni, fornite prima dell'inizio dei lavori, che vengono a galla man mano che questi proseguono.
Le parti quasi sicuramente si ritroveranno a contestare su dei punti che non erano stati previsti o che non erano stati approfonditi.
In questo articolo chiariremo alcuni punti fondamentali per un buon rapporto di appalto lavori.
DESCRIZIONE DEI LAVORI
Anche se l'impresa fa del suo meglio per preventivare, realizzare e portare a termine i lavori, può comunque commettere errori nella previsione delle opere da realizzarsi se non dispone di informazioni chiare e precise. E' bene quindi specificare l'elenco dettagliato dei lavori, sottolineando i vari tipi di materiali che devono essere messi in opera, nonché se l'accordo riguarda solo la mano d'opera o anche la fornitura di materiali.
Se il contratto viene redatto a forfait ( prezzo chiuso ), è bene descrivere tutti i lavori che devono essere realizzati a prescindere dalle quantità delle singole lavorazioni descritte in fase di pre accordo.
Nel caso invece di appalto a misura, l'impresa è tenuta a presentare i prezzi singoli per ogni lavorazione da eseguirsi, che andranno moltiplicati rispettivamente per le misurazioni da effettuarsi durante gli stati di avanzamento lavori.
TEMPI DI ESECUZIONE
Uno dei punti importanti del contratto di appalto, è l'indicazione delle date di inizio e di fine lavori, stimate in base alle proprie esigenze e alla complessità degli interventi.
Prima di firmare il contratto è bene controllare la data massima di consegna dei lavori e le penali da applicarsi per ogni giorno di ritardo.
Il rispetto dei tempi di lavori, a meno di imprescindibili variazioni in corso d'opera o di eventi eccezionali, mette in condizione l'impresa ad assumere un comportamento professionalmente corretto.
MODALITA' DI PAGAMENTO
I pagamenti di solito vengono suddivisi al raggiungimento di importi prefissati o con scadenze in base a cicli di tempi da concordare con l'impresa.
In genere si versa un anticipo che di solito viene calcolato tra il 5 e il 10 per cento sull'importo totale dei lavori.
L'anticipo dovrebbe essere detratto con la stessa percentuale su ogni stato di avanzamento lavori in modo che possa essere recuperato per intero dal committente alla fine dei lavori.
Inoltre ad ogni rata di pagamento dovremmo trattenere una percentuale nell'ordine del 5 o 10 per cento a garanzia della buona esecuzione dei lavori, che andrà svincolata quando verranno eliminati probabili difetti di esecuzione da noi riscontrati in fase di lavori.
Quando si modificano voci dell'appalto o si chiedono lavori aggiuntivi, le nuove voci vanno inserite subito in un nuovo allegato al contratto senza aspettare la fine dei lavori.
RAPPORTI CON L'IMPRESA
Il buonsenso e l'esperienza insegnano che si ottengono risultati migliori quando l'atmosfera lavorativa è distesa e amichevole. E' opportuno quindi non interrompere di continuo gli operai e fornire all'impresa l'energia elettrica e l'acqua durante i lavori.
Nel contratto è bene precisare le responsabilità dell'appaltatore per danni causati a se stesso e a terzi, cose e animali, durante la realizzazione delle opere da eseguirsi. Inoltre è indispensabile precisare gli obblighi che l'impresario dovrà sostenere nel rispetto del piano di sicurezza redatto dalla Direzione Lavori, quali; sicurezza degli operai, degli impianti e delle attrezzature, sicurezza per il carico, scarico e accatastamento materiale e infine gli l'obbligo per la pulizia e lo sgombero dell'attrezzatura alla fine dei lavori.
Riparare l'intonaco
INTERVENTI PER RIPARARE L'INTONACO
Quante volte ci siamo trovati nell'impossibilità di pitturare le pareti esterne della nostra casa perchè abbiamo notato che l'intonaco sottostante presenta delle fessure o dei rigonfiamenti ?
Questi difetti sono di solito provocati dall'umidità e dal gelo e quindi prima di procedere con le finiture si devono riparare i danni alle pareti e pulire le superfici dalla sporcizia, incrostazioni e materiale squamato.
In questo articolo daremo dei consigli per riparare da soli i piccoli danni alle pareti della casa in modo da risparmiare sui costi, a patto naturalmente che l'intonaco non sia da rifare del tutto.
Si consiglia in quest'ultimo caso di affidarsi a un operaio specializzato per il rifacimento dello stesso.
RIPARAZIONE DELL'INTONACO FATISCENTE
Armiamoci di una spazzola in acciaio e rimuoviamo con decisione le particelle di materiale staccato o rigonfiato.
Le crepe molto larghe invece vanno raschiate con uno scalpello e inumidite con acqua limpida e quindi riempite a raso della superficie circostante con stucco per esterni.
Se la crepa è molto profonda e grande bisogna far uso di malta preconfezionata o preparata con una parte di cemento e 4 di sabbia fine aggiungendo un pò di legante polivinilico per migliorare la presa sulla parete.
I rigonfiamenti vanno staccati con una martellina fino a mettere a nudo l'intonaco sano, avendo l'accortezza di tagliare a squadra i bordi per un miglior ancoraggio del materiale di riempimento.
Dopo aver eliminato i detriti con la spazzola in ferro si applica una mano di legante polivinilico e quando questo risulta appiccicoso alle dita si applica con una cazzuola, la malta andrà poi lisciata con un fratazzo umido.
RINFORZARE I RAPPEZZI
Onde evitare che i difetti più evidenti tornino a verificarsi, bisogna prevedere per le crepe più evidenti un rinforzo che potrà essere effettuato con una semplice tela per intonaci o nei casi più gravi con una una membrana di poliestere quest'ultima posata su una mano di fondo bituminoso.
ECCO COME FARE...
Dopo aver rimosso l'intonaco sfaldato e riempito le crepe con una malta costituita da una parte di cemento e 4 di sabbia fine, si applica con una pennellessa il bitume e subito dopo la membrana. Con un rullo di schiuma si sfumano i bordi e dopo circa 24 ore, quando il bitume è diventato lucido, duro e nero, si applica una seconda mano di bitume sfumando sempre i bordi con il rullo. Una volta che il fondo diventa secco si applicano due mani di emulsione strutturata compatibile con il fondo.
ALTRI TIPI DI RAPPEZZI
Per riparare la superficie di una parete con intonaco a ciottoli, si procede invece in questo modo: diciamo prima che l'intonaco a ciottoli è quel rivestimento formato da pietrisco incassato in uno strato sottile di malta a sua volta posata su unno strato più spesso di intonaco rustico.
Una volta che l'umidità penetra al di sotto di esso gli strati di rivestimento possono staccarsi.
Come per l'intonaco tradizionale si deve per prima staccare il materiale fatiscente e una volta raggiunto il fondo ancora in buono stato, si deve applicare una mano di sigillante.
Per restaurare lo strato superiore si usa una pasta densa, confezionata con polvere di cememto colorato e 3 parti di sabbia fine con aggiunta di legante polivinilico diluito in acqua nel rapporto di 1 a 3.
Una volta ottenuta una pasta densa si applica il prodotto sulla parete con l'ausilio di una spatola.
Dopo un quarto d'ora con una spazzola di ferro si lavora la pasta in modo che, con la punta delle setole, si venga a formare la stessa grana originaria.
Per i ciottoli il rappezzo viene fatto usando possibilmente quelli più simili alla parete esistente, e si applicano, inserendoli quando l'intonaco è ancora pastoso.
^ torna su ^
Anche in centro Pinerolo sono attivi gli Eco-Punti
Per migliorare la raccolta differenziata
Berto: a disposizione 24 ore su 24
Vivo in un condominio costruito circa 30 anni fa. Abitando all’ultimo piano usufruisco spesso dell’ascensore. L’altra sera, mentre salivo a casa, ho sentito un rumore molto forte e l’ascensore ha cominciato a rallentare, per poi fermarsi tra due piani. Non dico lo spavento. Ho suonato l’allarme e gli altri condomini hanno fatto arrivare manualmente l’ascensore al piano, così sono potuta uscire. Da allora mi chiedo se l’episodio sia stato causato dall’età dell’ascensore e se non sia il caso di cambiarlo con uno più moderno? I miei vicini sostengono che non si era mai verificato alcun problema, e che quindi sarebbe una spesa inutile.
R: “Il parco impianti ascensori, in Italia soprattutto, comincia ad essere datato ed è, per così dire, figlio del periodo del boom economico degli anni 60/70. In quell’epoca l’enorme sviluppo dell’edilizia ha portato ad un conseguente proliferare d’ installazioni di ascensori, talvolta di qualità medio bassa e di basso costo. La stramaggioranza degli impianti installati in quegli anni sono del tipo tradizionale a fune, ad una sola velocità e con le porte ad azionamento manuale; purtroppo con gli impianti ad una sola velocità il più grosso problema è sempre stato quello di ottenere la fermata precisa al piano, in ogni condizione. Tante sono le variabili che incidono per sballare la fermata a livello (carico, temperatura, umidità, ecc…) e questo difetto si è maggiormente accentuato con la scomparsa dal mercato dei ceppi frenanti contenenti fibre di amianto che, tecnicamente, non sono ancora stati validamente sostituiti da altri prodotti. Tutti gli impianti di quell’epoca erano assolutamente ad azionamento elettromeccanico in quanto l’elettronica era agli albori, soprattutto nel nostro settore; in ogni impianto vi erano pertanto una quantità notevole di contatti e contattini che potevano consumarsi, sporcarsi, ossidarsi, spaccarsi e quindi non garantire affidabilità di funzionamento. Con una buona e regolare manutenzione si sopperiva ai limiti degli impianti. Altro discorso riguarda la sicurezza: tutti gli ascensori sono comunque verificati e testati periodicamente nei suoi componenti di sicurezza, ogni sei mesi da parte della ditta di manutenzione ed ogni due anni da parte degli organismi di controllo che, in caso di riscontro di eventuali condizioni di pericolo, impongono le misure del caso e, nei casi estremi, determinare la messa fuori servizio dell’impianto. Nel suo caso, il fermo dell’impianto con lei a bordo è un evento che può succedere e l’età del suo impianto potrebbe esserne un motivo ma la cosa non è assolutamente matematica. Certamente si potrebbe procedere ad un ammodernamento dell’impianto e sicuramente è in questa direzione che la direttiva EN 81-80 che prevede l’adozione sugli impianti preesistenti di tutta una serie di adeguamenti per allinearsi agli standard degli impianti di nuova installazione. Il regolamento di attuazione di tale direttiva però è tuttora bloccato nei meandri dei passaggi burocratici e non si sa quando andrà in vigore. Questa direttiva che avrebbe consentito un graduale intervento di rinnovamento degli impianti secondo una scaletta programmata su più anni imponeva, tra le altre cose l’adozione di misure per eliminare i dislivelli alla fermata e l’installazione in cabina di un dispositivo telefonico per chiamata di emergenza, collegato con un centro di assistenza in modo continuativo.”
Legna o pellets?
 Nella scelta tra la stufa o il caminetto, tenuto conto del fatto che diventeranno una parte integrante dell’ abitazione per molti anni, sicuramente l’aspetto estetico ha un’importanza notevole, ma non bisogna sottovalutare anche quello pratico e quello economico. Soprattutto nel caso si voglia utilizzare la legna come fonte di riscaldamento, è importante che la scelta ricada su stufe o caminetti di qualità, meglio se di un marchio noto o comunque affermato nel settore.
L’acquisto di un prodotto di marca, garantisce una notevole serie di vantaggi. Primo tra tutti quello economico: un prodotto di qualità sebbene un po’ più caro, darà garanzia di robustezza, di durata nel tempo (con la certezza quindi di ammortizzare anche una spesa leggermente superiore) e di assistenza, con la sicurezza negli anni di trovare sempre i pezzi di ricambio.
La qualità del prodotto però non è tutto! E’ molto importante affidarsi a persone competenti e professionali, che possono consigliare nella scelta del prodotto più idoneo alle proprie esigenze e seguire il cliente fino all’installazione, che è molto importante in quanto se non ben curata, può compromettere le prestazioni del caminetto o della stufa, vanificando quindi, parzialmente o del tutto, l’investimento effettuato. Per questo motivo le aziende di buon livello, collaborano solitamente con quelle specializzate, non affidandosi alla grande distribuzione, dove si trovano invece prodotti di qualità più bassa, che necessitano di minore consulenza.
 La Iemmi Stufe e Caminetti ha selezionato negli anni, le ditte con cui collaborare, affiancando vari marchi per poter offrire una gamma completa e più ampia possibile, mettendo la propria preparazione a disposizione di grandi aziende che hanno spesso ricambiato questa fiducia con accordi di concessione in esclusiva dei propri prodotti. Per quanto riguarda i caminetti, focolari o inserti, collaboriamo con Fondis e Supra, due marchi francesi di ottima qualità, l’uno un po’ più caro ma ineguagliabile nelle prestazioni, l’altro leggermente meno potente ma di prezzo più competitivo. Per le stufe, la gamma include le americane Vermont Casting, dall’estetica più classica e prestazioni elevatissime grazie al sistema di doppia combustione con catalizzatore, la francese Franco-Belge, dall’aspetto più semplice e rustico e prezzi molto contenuti, e poi un’ampia gamma di prodotti di alto livello provenienti dal nord europa: le stufe danesi in acciaio Hwam con il loro famoso “automatismo” e l’innovativo sistema a tripla combustione, le stufe in ghisa Morso dal design classico e moderno allo stesso tempo, anch’esse danesi, e le stufe in pietra Ollare Odin dalla Norvegia e Ollarfire dalla Germagna. Insomma non resta che l’imbarazzo della scelta.
www.iemmi.com
www.fuocolegna.it
www.anfus.org
A Pinerolo arrivano gli Eco-punti
Ormai è chiaro a tutti. La risoluzione dell’annoso “problema rifiuti” non può che passare tramite la raccolta differenziata e le azioni di valorizzazione e recupero delle risorse.
…ma passare dalla volontà all’azione non è sempre così facile. Il Comune di Pinerolo (con la collaborazione di ACEA) vuole fornire una risposta concreta a questo tema, introducendo un sistema innovativo, che può funzionare (è già stato testato in alcuni Comuni del territorio), ma solo con la collaborazione e l’impegno di tutti.
Andiamo con ordine.
Dal mese di luglio, è stato introdotto il cassonetto marrone per la raccolta dei rifiuti organici. Questo nuovo sistema ha consentito di aumentare la raccolta differenziata. Abbiamo già raggiunto buoni risultati, ma siamo ancora lontani dal “traguardo”: il 50% di raccolta differenziata entro il 2010.
Per raggiungere questo importante obiettivo, è necessario invertire la tendenza ed aumentare l’impegno di tutti.
Per queste ragioni, a breve, gli ECO-PUNTI sostituiranno, nella zona centrale della Città, i cassonetti presenti attualmente sul territorio. Quindi non ci saranno più punti di raccolta del secco residuo (normali cassonetti grigi) e isole di raccolta differenziata (dove si trovano i contenitori di vari colori per la differenziata), ma tutto verrà collocato in un unico ECO-PUNTO stradale.
Gli Eco-Punti sono già stati introdotti nelle frazioni Abbadia Alpina e Riva di Pinerolo.Entro fine anno, il servizio verrà allargato alla zona centrale della Città e, nel corso del 2008, tutta Pinerolo sarà interessata dal nuovo sistema.
Presto saremo nelle Vostre case con tutti i dettagli!
COSA SONO GLI ECO-PUNTI?
Gli Eco-Punti sono aree presso le quali è possibile trovare i contenitori per:
UMIDO (nuovo cassonetto marrone)
CARTA (cassonetto giallo)
VETRO (campana verde)
PLASTICA (cassonetto bianco)
SECCO RESIDUO (cassonetto grigio)

Berto risponde ai quesiti dei nostri lettori
Durante l’ultima riunione condominiale, abbiamo deciso di installare un ascensore esterno, in concomitanza con le scale d’emergenza, di cui è dotato lo stabile.
Vorrei quindi sapere, se ci possono essere dei problemi e soprattutto quale tipo di ascensore si addice di più all’esterno di una palazzina?
R: “L’installazione di un ascensore in edificio preesistente è sempre una decisione importante, spesso sofferta, talvolta conflittuale. Quando non esiste la possibilità di installarlo all’interno della tromba delle scale l’unica soluzione percorribile diventa quella di una sua installazione esterna, addossata all’edificio. Occorre a questo punto individuare lo spazio ove realizzare il vano corsa dell’ascensore in modo tale che lo stesso sia tecnicamente, esteticamente e normativamente coerente. Nella maggior parte dei casi la soluzione scelta diventa quella della collocazione all’esterno della scala condominiale a ridosso dei finestroni, che vengono demoliti per creare gli sbarchi dell’ascensore. Purtroppo questa soluzione porta quasi sempre ad avere gli sbarchi sui pianerottoli intermedi tra due piani e quindi costringendo gli utenti a dover sempre fare mezza rampa di scale (non diventa quindi realizzato del tutto l’abbattimento delle barriere architettoniche). Nel Vostro caso, essendo state realizzate le scale di emergenza esterne, quasi sicuramente il vano corsa dell’ascensore, fatte tutte le valutazioni strutturali del caso, potrà essere affiancato a tali scale, realizzando gli sbarchi ai piani effettivi. Si potrà installare dunque un impianto di tipo idraulico in un vano corsa del tipo ad incastellatura metallica per esterno con tamponamenti in cristallo. La soluzione dell’impianto di tipo idraulico è dettata dalla sua caratteristica di avere la quasi totalità dei carichi statici e dinamici derivati dal funzionamento che vanno a gravare sulla base del vano e quindi non generano sollecitazioni eccessive alle altre strutture dell’edificio.”
Sono una persona molto attenta alle scadenze e controlli, in qualsiasi ambito. So che gli scarichi dell’ascensore devono essere controllati e rimossi periodicamente, vorrei sapere con quale frequenza e chi se ne dovrebbe occupare, visto che temo che nel mio stabile questa procedura non sia mai stata eseguita?
R: “La cabina dell’ascensore è inserita in un’ intelaiatura metallica che scorre su una coppia di guide metalliche, come fossero due binari di un treno. Gli impianti di grandi dimensioni oppure molto veloci hanno dei carrelli con una terna di ruote che corrono solidali su tali guide; queste ruote, che garantiscono un elevato livello di confort in cabina, si usurano rapidamente e sono costose. Per sopperire a ciò, sugli impianti più piccoli e più lenti, ovvero sulla quasi totalità degli impianti, vengono utilizzati dei pattini di guidaggio in materiale plastico che strisciano sulle guide. Per ridurre il rumore generato dallo sfregamento e ridurre l’usura di tali pattini, necessita che le guide vengano mantenute costantemente lubrificate e per questo sugli impianti vengono installati dei dispositivi a feltro che rilasciano un velo di olio sulla superficie di contatto. Giocoforza quest’olio, per azione dello strisciamento e della gravità, tende col tempo a depositarsi alla base delle guide, nella fossa dell’ascensore. La quantità di olio che va a depositarsi nella fossa è assolutamente esigua ma le nuove disposizioni in materia antinquinamento prevedono che anche quest’olio venga smaltito in modo previsto dalle norme. Esistono pertanto dei dispositivi che raccolgono quest’olio residuo e che vengono installati alla base delle guide. Tali dispositivi, una volta intrisi, vanno sostituiti e smaltiti secondo le procedure previste.
Anche la nostra ditta prevede, entro breve, di avviare tale procedimento anche se, purtroppo, ciò diventa un onere in più a carico dell’utenza.”
Valutare prodotto e installazione
 Questa è una domanda che mi sento fare molto spesso: “è meglio la legna o il pellets?”
Io credo che sia sbagliato dire l’uno o l’altra, ovviamente fermo restando di confrontare prodotti di qualità, sia per quanto riguarda la stufa sia per il combustibile.
Purtroppo sulle stufe a pellets è stata fatta tanta pubblicità non falsa, ma sicuramente ingannevole.
Una delle più grandi ditte produttrici italiane di stufe a pellets, ha detto che le stufe a pellets non hanno bisogno di canna fumaria.
Ciò è vero tecnicamente, in quanto la stufa a pellets ha lo scarico dei fumi forzato, quindi può funzionare anche con un lungo tubo orizzontale e con una canna fumaria non coibentata e di dimensioni molto ridotte, ma quello che tale azienda ha “dimenticato” di segnalare, è che la legge italiana dice chiaramente che si può far scaricare a parete stufe o caldaie a combustibile liquido o gassoso, mentre nel caso del combustibile solido come appunto legna, carbone e pellets, è obbligatorio lo scarico al tetto.
Tornando al quesito “legna o pellets”, per quanto riguarda l’aspetto pratico, la stufa o il caminetto a pellets fornisce alcuni grandi vantaggi, primo e forse più importante, il fatto che la stufa si accende e si spegne da sola alle ore desiderate, mantiene un’andatura regolare gestita da un termostato e l’unica preoccupazione è quella di riempire il serbatoio.
Ovviamente però questa comodità si “paga”, con alcuni inconvenienti tra i quali la rumorosità dei motorini (di alimentazione del pellets e di ventilazione) e la “dipendenza” dalla corrente elettrica.
Non ultimo il fattore economico: a parte il consumo elettrico che è piuttosto trascurabile (una stufa mediamente in funzione, assorbe dai 100 ai 150W, piu’ o meno come 2 lampadine), c’è il costo del combustibile. Il pellets è molto più costoso a parità di peso, rispetto alla legna, praticamente il doppio, però bisogna anche tenere conto del fatto che ha anche un potere calorifico maggiore (mediamente 1,5 volte quello della legna).
Facendo i conti, la legna è quindi ancora la più conveniente, ma bisogna riconoscere che il pellets è sempre più economico rispetto agli altri combustibili (metano, gasolio, GPL...)
Benech: la carpenteria
La carpenteria Benech nasce nel 1975 in un piccolo laboratorio di Pinerolo, grazie al lavoro e alla passione di Renato Benech.
Nel 1980 la ditta si trasferisce a San Secondo in una sede decisamente più consona, dove tuttora prosegue la sua attività, ampliando a mano a mano le proprie conoscenze.
Nel corso degli anni è entrato nell’azienda il figlio Danilo, il quale dal 2005 ha rilevato l’attività.
Benech è in grado di soddisfare tutte le esigenze del cliente, dai semplici lavori di carpenteria alla realizzazione di progetti proposti dai clienti stessi eseguendo tutte le fasi di lavorazione dal taglio e piegatura della lamiera, alle lavorazioni meccaniche e al montaggio in opera.
L’esperienza maturata nel corso degli anni gli consente di affrontare sia semplici lavorazioni che quelle complesse di alta qualità.
A richiesta vengono elaborati progetti personalizzati che solo l’esperienza e la creatività artigiana riescono ad esprimere.
I prodotti principali di questa azienda sono: scale in carpenteria per essere in un secondo momento rivestite, scale di sicurezza o per uso civile, recinzioni, parapetti, balconi, cancelli, persiane, inferriate e porte per uso civile ed industriale e in ultimo le tettoie.
Grazie alla loro bravura e precisione e grazie anche alla vasta gamma di prodotti che riescono a creare, da anni importanti aziende del pinerolese si avvalgono della loro collaborazione, come ad esempio: la “Mustad S.p.A”, l’”Albergian”, il “Carrefour,” etc.
La grande qualità di questa carpenteria quindi è la capacità di riuscire a soddisfare le esigenze di qualsiasi cliente, dal privato alle aziende, mettendo sempre in luce le loro doti di artigiani.
Riqualificazione energetica edifici esistenti: nuova detrazione del 55%
 La Finanziaria 2007 con il relativo decreto attuativo (DM 19.2.2007) hanno previsto, nei confronti di tutti i contribuenti, la possibilità di beneficiare della detrazione dall’Irpef o dall’Ires del 55% delle spese sostenute per interventi volti a riqualificare il consumo energetico di edifici esistenti. Tale disciplina è stata oggetto di importanti chiarimenti da parte dell’Agenzia delle entrate.
Contribuenti interessati
Sono interessati dalla nuova detrazione tutti i contribuenti titolari di reddito assoggettato all’Irpef o all’Ires e quindi:
· privati cittadini, anche in qualità di condomini (per gli interventi effettuati su parti comuni condominiali di cui all’art. 1117 c.c.);
· imprenditori individuali;
· società semplici;
· associazioni tra artisti o professionisti;
· società commerciali di persone (snc, sas);
· società commerciali di capitali (srl, spa, sapa, società cooperative e di mutua assicurazione);
· enti commerciali;
· enti non commerciali.
L’agevolazione spetta sia ai contribuenti residenti che a quelli non residenti in Italia.
Immobili interessati
Sono interessati dalla nuova detrazione del 55% gli interventi effettuati su edifici (o porzioni di edifici o unità immobiliari):
- siti in Italia;
- già esistenti;
- già dotati di impianto di riscaldamento (tale requisito non è necessario per agevolare l’installazione di pannelli solari);
- a prescindere dalla destinazione urbanistica e dal classamento catastale (abitativi, strumentali, ecc.), compresi i fabbricati rurali;
- posseduti dal soggetto che effettua le spese a titolo di proprietà, nuda proprietà, usufrutto, abitazione, ecc., ovvero detenuti a titolo di locazione, comodato, leasing.
Riguardo a tale ultimo punto, possono beneficiare della detrazione anche i soggetti che sostengono le spese per la riqualificazione energetica di edifici, porzioni di edifici o singole unità immobiliari possedute o detenute da un loro familiare convivente (ad es., appartamento di proprietà di un coniuge).
I nterventi agevolati
Danno titolo alla detrazione:
- gli interventi che conseguono un indice di prestazione energetica per il riscaldamento invernale dell’intero edificio inferiore di almeno il 20% ai valori previsti dalla normativa in esame. L’ammontare massimo previsto per la detrazione è di 100.000 euro, pari a 181.818,18 euro di spese detraibili;
- gli interventi volti ad incrementare l’isolamento termico di pareti, finestre, infissi, entro determinati parametri tecnici; per gli interventi su tetti e solai occorre attendere l’emanazione di ulteriori disposizioni attuative. L’ammontare massimo previsto per la detrazione è di 60.000 euro, pari a 109.090,91 euro di spese detraibili;
- l’installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda. L’ammontare massimo previsto per la detrazione è di 60.000 euro, pari a 109.090,91 euro di spese detraibili;
- la sostituzione di impianti di riscaldamento, con installazione di caldaie a condensazione.
L’ammontare massimo previsto per la detrazione è di 30.000 euro, pari a 54.545,45 euro di spese detraibili.
Adempimenti
Per fruire della detrazione del 55%, non occorre inviare la comunicazione preventiva di inizio lavori al Centro operativo di Pescara dell’Agenzia delle entrate. La comunicazione preventiva all’Azienda sanitaria locale (Asl) deve essere effettuata solo se richiesta dalla normativa in materia di tutela della salute e di sicurezza sul luogo di lavoro e nei cantieri.
È invece necessario che:
- l’impresa che esegue l’intervento evidenzi separatamente in fattura il costo della manodopera;
- il contribuente faccia redigere da un professionista abilitato (ad es., architetto, geometra, ingegnere, ecc.):
- l’asseverazione di rispondenza dell’intervento ai previsti requisiti;
- l’attestato di certificazione (ovvero quello di qualificazione) energetica;
- la scheda informativa dell’intervento.
Invio della documentazione all’Enea
La copia dell’attestato di certificazione o di qualificazione energetica e la scheda informativa dell’intervento devono essere inviate all’Enea:
- telematicamente o a mezzo posta;
- entro 60 giorni dalla fine dei lavori e comunque entro il 29.2.2008 (ovvero entro il 60° giorno successivo alla chiusura del periodo d’imposta in corso al 31.12.2007).
Conservazione della documentazione
Tutta la documentazione afferente alla detrazione del 55% deve essere:
- conservata dal contribuente;
- esibita in caso di richiesta dell’amministrazione finanziaria.
Modalità di pagamento delle spese agevolate
Soggetti non titolari di reddito d’impresa
Il soggetto non titolare di reddito d’impresa che intende beneficiare della detrazione deve effettuare i pagamenti a mezzo bonifico bancario o postale, indicando:
- la causale del versamento;
- il codice fiscale del soggetto beneficiario della detrazione;
- il numero di partita Iva o il codice fiscale del soggetto destinatario del bonifico.
Soggetti titolari di reddito d’impresa
I soggetti titolari di reddito d’impresa possono invece pagare le spese agevolate con qualsiasi mezzo (ad es., assegno).
Calcolo della detrazione
La detrazione risulta pari al 55% delle spese:
- sostenute a mezzo bonifico bancario o postale nel 2007, per i soggetti non titolari di reddito d’impresa;
- ovvero imputabili, per competenza, al periodo d’imposta in corso al 31.12.2007, per i soggetti titolari di reddito d’impresa.
La detrazione spettante, entro il limite massimo stabilito dalla legge, deve essere:
- ripartita in tre quote annuali di pari importo;
- utilizzata a scomputo delle imposte sui redditi nella dichiarazione relativa al 2007 (o al periodo d’imposta in corso al 31.12.2007) e nelle due successive.
Per le imprese, l’effetto della detrazione dall’imposta lorda si cumula con quello relativo alla deducibilità delle spese in sede di determinazione del reddito d’impresa.
Cumulo con le altre agevolazioni
Le spese considerate quale base di computo per la detrazione del 55% non possono assumere rilevanza anche ai fini della detrazione del 36% delle spese di recupero del patrimonio edilizio.
La detrazione del 55% è tuttavia compatibile con:
- i cd. “titoli di efficienza energetica” e con gli incentivi disposti da Regioni, Province e Comuni;
- le aliquote Iva ridotte al 10%.
Perchè la qualità è una somma algebrica a cura di Bertolottolegno
Qualità/Prezzo = vernice + legno + accessori + posa in opera
La storia
Bertolottolegno nasce nel 1985 a Villafranca Piemonte, come azienda artigiana produttrice di infissi in legno, finestre e porte finestre, porte interne e persiane in legno. La falegnameria è stata avviata da Giovanni Bertolotto che in quella data aveva già maturato una lunga esperienza nel settore della lavorazione del legno presso altre realtà produttive. Con l’ingresso nell’azienda nel 1990 del figlio Mauro che si occupa degli aspetti tecnico commerciali e nel 1997 della figlia Simona che segue la produzione, l’azienda ha subito molteplici sviluppi ed ad oggi occupa circa 30 addetti tra falegnami interni e collaboratori esterni.
Per oltre un decennio l’azienda ha avuto dei propri punti vendita a Torino che sono stati poi chiusi per aprire una nuova e più grande sala espositiva a Cavour, che grazie alla vicinanza con la nuova autostrada Torino-Pinerolo, permette di servire comodamente sia le zone del torinese e del pinerolese nonché quelle del saluzzese.
Oggi rappresenta un valido punto di riferimento sia per le imprese edili che possono usufruire dell’esposizione per far visionare il materiale di capitolato alla propria clientela, nonché delle moltissime persone che dovendo costruire e ristrutturare la propria abitazione, possono trovare un ottimo rapporto qualità / prezzo direttamente da un’azienda produttrice.
Il punto nevralgico
Nel settore della produzione artigianale, la regola fondamentale è che ogni commessa diventi un pezzo unico, e come tale venga seguito, monitorato attentamente dall’acquisizione dell’ordine alla consegna dello stesso, in modo tale da ottenere sempre un prodotto di massima qualità.
La verniciatura
Nell’analizzare le parti che compongono i nostri serramenti è obbligatorio partire dalla verniciatura, perché anche utilizzando il più pregiato dei legnami, questo se non protetto da un adeguato prodotto, giungerebbe presto al degrado.
La verniciatura è del tipo ad acqua: Sayerlack, viene interamente realizzata dall’azienda, in modo da controllare in prima persona, che i materiali utilizzati rispondano sempre agli standard di qualità richiesti; il sistema adottato è del tipo Flow Coating, dove tramite dei getti, si espone il serramento ad una doccia sotto pressione, che penetra totalmente nella finestra in ogni sua parte, garantendo così al legno una protezione totale.
Il legno
Il tipo di legno utilizzato, è il secondo punto in ordine d’importanza da prendere in considerazione.
L’utilizzo di legno rigatino e non fiammato, è sicuramente consigliabile, perché è più stabile e più le fibre sono compatte più il legno durerà nel tempo, inoltre secondo il parere degli esperti il legno lamellare è migliore rispetto a quello massiccio, perché tramite l’incollaggio di più lamelle massicce, si ottiene una maggiore garanzia di stabilità nel tempo essendo più facile l’essicazione. Purtroppo però questo prodotto è più costoso, volendo ottenere la medesima garanzia di indeformabilità nel tempo, si può optare per l’utilizzo del lamellare giuntato a pettine.
Più sicurezza per tutti a cura di Berto
 Berto vuole affrontare il tema della Sicurezza degli ascensori e ha voluto focalizzare l’attenzione degli utenti sull’ importanza della manutenzione, come valore preventivo e conservativo dell’impianto, non più nella logica dell’emergenza, che porta la sicurezza alla ribalta della cronaca solo in caso di incidenti. L’obiettivo è far percepire ad una clientela sempre più esigente, la sicurezza non come costo da sopportare ma come investimento sostenibile. I dati di mercato indicano infatti un forte aumento della domanda di nuovi impianti o di impianti più efficienti dato che l’edilizia residenziale, è in costante crescita e l’Italia si conferma come primo paese al mondo per impianti installati, con 750mila impianti sui 3.300.000 totali in tutta Europa. Non sempre infatti il mercato riconosce la giusta importanza alle operazioni di manutenzione preventiva e alle sue implicazioni in termini di sicurezza degli utenti, di conservazione del valore dell’impianto e di funzionalità, Berto ha quindi imposto all’attenzione di tutti la necessità di adeguare i vecchi impianti ai più moderni standard di sicurezza, attraverso gli interventi di manutenzione correttiva individuati dalla norma tecnica europea UNI EN 81-80.
“Quali sono, quindi i punti fondamentali su cui bisogna essere informati?”
“Bisogna assolutamente sapere che il contratto di manutenzione è stipulato per un periodo di almeno un anno, che le operazioni di manutenzione degli impianti di ascensore e le loro modalità di esecuzione devono tenere conto delle caratteristiche del luogo servito, delle tecnologie specifiche dell’impianto, della frequenza di utilizzo e delle prescrizioni dei costruttori e che la data della visita, gli orari di arrivo e di partenza e i nomi e le firme dei tecnici che sono intervenuti devono essere riportati sul libretto di manutenzione.”
“Il libretto cosa deve contenere obbligatoriamente?”
“Devono essere presenti le seguenti informazioni: tipologia delle osservazioni, interventi, lavori, modifiche, sostituzioni di componenti effettuati sull’apparecchio nell’ambito della manutenzione; deve essere messo a disposizione del proprietario dell’apparecchio nel modo e nel luogo precisati nel contratto di manutenzione; deve essere aggiornato in occasione di ogni visita e di ogni intervento di rimessa in funzione. Nel caso in cui l’apparecchio disponga di un dispositivo che permetta di ricostruire lo storico delle operazioni di manutenzione, il proprietario dell’apparecchio deve avere la possibilità di accedere a tali informazioni senza oneri a suo carico.”
“Come ditta cosa rilasciate ai Vostri clienti dopo aver effettuato i vari controlli di manutenzione?”
“Consegniamo un modulo o una tabella che segnala: il tipo di lavoro che è stato eseguito, il giorno, il nome dell’ addetto - per evitare eventuali dimenticanze o ripetizione del lavoro -, ecc..”
Scarica il documento in formato pdf
|