Vino & Enoteche

Vini locali | Caratteristiche e conservazione | Dove trovarlo



Vini locali
Avanà | Avarengo | Galvan | Plass  | Ramìe | Doux d'Henry | Prustinenc | La D.O.C. Pinerolese

AVANA'
Varietà caratterizzata da una precocità di maturazione che la rende migliorativa nei confronti di altri vitigni, per questo motivo raramente viene vinificata singolarmente, preferendola invece nella composizione di molti vini rossi: la sua coltivazione è ancora molto diffusa in val Chisone (Pomaretto) e in val di Susa (Chiomonte).
(Tratto da "Guida della Val Pellice - ambienti, risorse, tradizioni, itinerari" - Ed. Kosmos)

AVARENGO
Il marchese Incisa di Rocchetta Tanaro nel suo famoso “Catalogo”, la cui 1a edizione risale al 1852, segnala un Avarengo comune ed un Avarengo Ramafessa, quest’ultimo così chiamato perché spesso i suoi rami sono suddivisi in due (anche se non ha mai affermato trattarsi di due sottovarietà costanti).
In un’esposizione ampelografica tenutasi a Pinerolo nell’autunno del 1881 figuravano vari campioni di Avarengo contraddistinti con le qualifiche di: grosso, fino e di Piemonte e Avarengo bianco e fino.
Di Avarengo si riparla frequentemente nel secolo scorso: dopo le prime citazioni del Marchese Incisa e del Di Rovasenda, Mas e Pulliat lo descrivevano dicendolo vitigno dei dintorni di Pinerolo.
L’Avarengo in passato più di oggi veniva utilizzato per il consumo diretto (uva da tavola) ma anche vinificato in purezza (non tagliato con altre uve). In seguito (ed ancor attualmente) miscelato con il nebbiolo, la Plassa ed il neretto dà origine ai vini di Campiglione.
La coltura dell’Avarengo è andata restringendosi dopo l’invasione fillosserica, così come il sistema d’allevamento un tempo utilizzato, denominato “Buc”, è stato abbandonato a causa del suo alto costo d’impianto e di lavorazione.
Quantificare la superficie utilizzata per la coltivazione di questo vitigno è estremamente difficoltoso, comunque la si può esprimere con un valore massimo percentuale del 3-4%, con una produzione di 300-350 q di uva.
(Tratto da "Viaggio attraverso i vini della Provincia di Torino" - Ed. Assessorato Agricoltura e Attività Economiche Provincia Torino)

GALVAN
È un'uva molto rara, caratterizzata da un'intensità di aroma e da profumo, mantenuti anche nel vino. Attualmente la Cantina Sociale di Bricherasio vinifica in bottiglia questo vino con il nome di Larnin.
(Tratto da "Guida della Val Pellice - ambienti, risorse, tradizioni, itinerari" - Ed. Kosmos)

PLASSA
Il nome di questo vitigno è voce dialettale che, a volerla tradurre in lingua italiana, suonerebbe “pellaccia”, nome derivato, appunto, dalla caratteristica buccia spessa di quest’uva.
Altro sinonimo col quale veniva, più un tempo che non oggi, chiamato questo vitigno è “scarlattino”, dal colore rosso del raspo e dei pedicelli. Sulla sua storia ed origine non si sa molto; si può tuttavia ritenere che la sua patria debba ricercarsi nella zona di Pinerolo (fra Bibiana, Bricherasio, Fenile, San Secondo).
Anche se oggi la maggior parte di quest’uva viene utilizzata per la vinificazione, è stata ed è tuttora destinata, in parte, al consumo diretto, grazie proprio alla sua caratteristica buccia spessa, la quale consente a questa bacca di conservarsi per tutto l’inverno.
La sua diffusione è limitata ai comuni di Pinerolo, Bibiana, Bricherasio, Campiglione, Cumiana, Frossasco e non si trova mai in coltura specializzata, ma mescolata ad altri vitigni.
Infatti nelle zone pedemontane la presenza di più varietà era ed è ancora apprezzata per assicurare una certa costanza di produzione. La buccia spessa e resistente di questo vitigno rende infatti gli acini meno sensibili ad avversità quali grandinate non troppo intense, malattie crittogamiche, ecc.
Se vinificata in purezza, darebbe origine a vini poveri di colore e con un debole grado alcoolico, mentre, mescolata ad altre uve, può dare vini da pasto di piacevole beva.
(Tratto da "Viaggio attraverso i vini della Provincia di Torino" - Ed. Assessorato Agricoltura e Attività Economiche Provincia Torino)

RAMIE
Il suo nome pare derivi dalle cataste di legna (ramìe), ammucchiate durante i lavori di disboscamento che era necessario eseguire sul pendio della montagna per mettere a dimora i nuovi impianti.
Vino ottenuto dalla vinificazione di uvaggi prodotti in val Chisone e più precisamente sulle pendici che fanno capo a Pomaretto e Perosa Argentina.
Vino raro per eccellenza, rosso; ottenuto principalmente da uve Avarengo, Avanà e Nebbiolo oltre ad una serie di altri vitigni coltivati nella zona che, a seconda delle loro percentuali, modificano in maniera consistente le caratteristiche organolettiche del Ramìe stesso.
È un vino leggero lievemente frizzante, che raggiunge gli 11-11,5 gradi, a seconda delle annate, e che, come si dice in valle, ha la particolarità di tagliare le gambe senza dare alla testa.
Il Ramìe è oggi purtroppo quasi introvabile, sia a causa della invasione fillosserica avvenuta nel 1920-1930, sia per l’abbandono progressivo dei vigneti verificatosi con lo spopolamento delle zone montane.
(Tratto da "Viaggio attraverso i vini della Provincia di Torino" - Ed. Assessorato Agricoltura e Attività Economiche Provincia Torino)

DOUX D'HENRY
Nonostante il nome particolare, diversi autori e studiosi del settore viticolo lo considerano un vitigno di sicura provenienza locale e più precisamente dell’area pedemontana che, a ridosso della città di Pinerolo, si prolunga fino all’ingresso della Val Pellice.
Già nel 1800 il “Doux D’Henry” nero veniva considerato un’ottimo vitigno per la vinificazione, ma per questo scopo è stato poco utilizzato in purezza, preferendosi la miscelazione con altre varietà della zona o, addirittura, la sua commercializzazione come uva da tavola in virtù dei grappoli piuttosto lassi che nelle buone annate raggiungono dimensioni rilevanti con acini grandi caratterizzati da una buona serbevolezza.
La coltivazione di questo vitigno si è ridotta enormemente dopo l’invasione fillosserica, ed il sistema d’allevamento “Buc”, con il quale veniva coltivato nel secolo scorso, è scomparso, sostituito ormai da altri meno costosi e di più facile lavorazione.
Difficile risulta dare una spiegazione per un nome tanto originale; lo si vorrebbe far risalire al nome del re di Francia, Enrico IV, che, come riportano testi storici, durante una permanenza in Val di Susa all’inizio del 1600 per la firma di un trattato con Carlo Emanuele I di Savoia, ebbe occasione di degustare un vino amabile che lo entusiasmò: da questo episodio deriverebbe il nome “dolce d’Enrico”.
In questi ultimi anni si è cercato di valorizzarlo maggiormente vinificandolo in purezza, dando origine ad un vino dal colore rosato intenso e dal profumo fresco, fruttato e dal sapore piacevole, rotondo e persistente. L’attuale produzione può essere stimata in un quantitativo massimo di 450-500 q di uve “Doux D’Henry” con estrema variabilità tra le annate a causa della notevole vigoria del vitigno che si ripercuote in vistose colature (fiori non allegati) ed acinellature (acino molto più piccolo del normale) con conseguenti forti riduzioni di produzione.
(Tratto da "Viaggio attraverso i vini della Provincia di Torino" - Ed. Assessorato Agricoltura e Attività Economiche Provincia Torino)

PRUSTINENC
Il pinerolese rosso "Prustinenc" è un vino ottenuto dalla vinificazione di diverse varietà di uva coltivate sul territorio di Prarostino (Barbera, Fraisa, Bonarda, Neretto e Doux d'Henry) e le sue caratteristiche principali sono date dal colore rubino, dal profumo fruttato e fragrante e dal sapore vivace e armonioso. Dal 1995 il Prustinenc viene vinificato anche in rosato ed il vino che si ottiene, il Pinerolese Rosato "Prustinenc Rosé" si è affermato per il suo carattere giovanile e per la leggerezza del suo sapore. Il Prustinenc Rosé è un vino che si abbina molto bene con gli antipasti ed in particolare con i salumi; il Prustinenc invece è in grado di accompagnare tutto il pasto e dà il meglio di sé abbinato ai piatti tipici della cucina delle valli del pinerolese.
I vini del pinerolese Barbera, Dolcetto, Bonarda, Freisa, il Doux d'Henry, il Ramìe, il Prustinenc, il Pinerolese rosso- rosato possono fregiarsi della Denominazione di Origine Controllata (D.O.C.) dalla vendemmia 1996.
(Tratto da "Viaggio attraverso i vini della Provincia di Torino" - Ed. Assessorato Agricoltura e Attività Economiche Provincia Torino)

La D.O.C. Pinerolese
Da secoli i vignaioli del Pinerolese producono vini apprezzati per il loro gradevole sapore. Finalmente dal 12 settembre 1996 questo patrimonio di tradizione ha avuto la grande soddisfazione di vedere riconosciuta per i suoi prodotti la denominazione di origine controllata “Pinerolese”.
(web: vignaioli.it sito dell'Associazione Produttori Vignaioli Piemontesi, dove troverete il disciplinario: "Riconoscimento dei Vini a Denominazione di Origine Controllata "Pinerolese"". Lo stesso testo è disponibile anche all'indirizzo: assoenoteche.it sito dell'Associazione Nazionale Enoteche. In un'altra pagina dell'indirizzo succitato vignaioli.it troverete inoltre dati relativi alle caratteristiche della produzione 1999) 
PINEROLESE ROSSO E ROSATO
È il vino che meglio rappresenta la nostra produzione enologica, frutto della vinificazione di diverse varietà che, per antica tradizione, sono coltivate nell’area pedemontana pinerolese. Ognuna di esse contribuisce a caratterizzare il prodotto per originalità compositiva e tecnica enologica. Da sapienti vinificazioni ottenute da uva Barbera, Bonarda, Nebbiolo, Neretto ed altre varietà meno diffuse si ottiene un vino tradizionale, diversificato nel bouquet, dotato di una buona freschezza e struttura.
Se il rosso è ottenuto per fermentazione con tradizionale macerazione che ne esalta il brillante colore, nel caso del rosato la tonalità più tenue risulta dalla spremitura soffice delle bucce appena pigiate, che esalta l’intensità dei profumi.
PINEROLESE FREISA
Ottenuto per vinificazione in rosso del vitigno omonimo, dà origine ad un vino secco, dotato di un buon tenore di acidità che ne esalta gli aromi e la freschezza gustativa. Nel caso di imbottigliamenti precoci può dare origine ad una piccola presenza di gas carbonico che produce una gradevole spuma.
PINEROLESE BARBERA
È uno dei vitigni più diffusi a livello regionale ed anche in questa zona si è ben acclimatato grazie alle sue caratteristiche di rusticità e buona qualità.
Vinificato in purezza, dà origine ad un vino dotato di buona struttura e corpo, che, con adeguata preparazione, sopporta anche un invecchiamento prolungato.
PINEROLESE BONARDA
Vitigno esclusivamente piemontese è da sempre coltivato nell’area per la generosità delle produzioni e l’originalità del vino cui dà origine. Il tenue colore rubino, i netti profumi di frutta rossa ed il gradevole aroma di confettura sono gli elementi che lo caratterizzano.
PINEROLESE DOLCETTO
È un vitigno tipicamente piemontese a discreta diffusione che dà origine a vini freschi dotati di vivace tonalità, profumi delicati ed un caratteristico aroma di mandorla.
PINEROLESE DOUX D'HENRY
Rappresenta insieme ad altre varietà locali l’elemento di distinzione e di rarità nell’ambito del panorame viticolo nazionale.
Vitigno autosterile, con acini grandi e poco colorati, deve essere coltivato con altri vitigni per ottenerne l’allegagione. Il vino si presenta rosato o rosso rubino scarico; è dotato di buona intensità olfattiva, mentre sul palato prevale un’accentuata morbidezza.
PINEROLESE RAMìE
Dalla vinificazione di Avanà, Avarengo, Neretto ed altre varietà locali si ottiene questo particolarissimo vino rosso “di montagna”; la coltivazione dei vigneti avviene sulle erte pendici poste alla confluenza delle valli Germanasca e Chisone nei comuni di Pomaretto e Perosa Argentina.
Pare che il nome derivi dalle cataste di legna ammucchiate durante i lavori di disboscamento necessari per la messa a dimora dei nuovi vigneti, collocati su muretti in pietra a secco.
Le difficoltà di coltivazione hanno sempre più ridotto le superfici coltivate e di conseguenza il vino, molto raro, è prodotto da pochi viticoltori ed è di difficile reperibilità. Il Ramìe è un rosso di struttura, con un bel colore intenso e buona gradazione alcolica dovuta alle limitatissimi produzioni ottenute.

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Caratteristiche e conservazione
Ad ogni vino il suo bicchiere | Abbinamento vino e pietanze | Per servire il vino alla temperatura giusta | Come leggere l'etichetta del vino | La conservazione del vino

AD OGNI VINO IL SUO BICCHIERE
Per valorizzare il vino e poterlo bere nelle condizioni ideali, molta importanza rivestono i tipi di bicchieri che si adoperano nella cosiddetta "mise en place", cioè nell'apparecchiare la tavola. In linea di massima, il bicchiere ideale per il vino è quello a forma di calice, con il suo bravo stelo, di lunghezza media e il piede rotondo che assicura stabilità. Ideale è il bicchiere di cristallo o di mezzo cristallo bianco perchè permette di poter esaminare, il colore e la limpidezza del vino in mescita.
I tipi fondamentali di bicchieri da usare sono: il Borgogna bianco, che ha una forma a tulipano, con un leggero restringimento verso l'imboccatura e uno stelo lungo circa tre centimetri. Questo bicchiere serve per la mescita dei vini bianchi da aperitivo, antipasto, minestre, pesci, piatti di uova e formaggi.
In alternativa, si può adoperare l'elegante tipo Alsazia, che si distingue per lo stelo molto più alto e la parte che contiene il vino più piccola rispetto a quella del Borgogna. Simile all'Alsaziano è il Renano.
La serie dei bicchieri da vino bianco è completata dal tipo Bordeaux, che è un calice a forma di tulipano svasato, piuttosto capiente, ma meno del Borgogna con lo stelo allungato, nel complesso molto elegante e slanciato. Sia il Bordeaux che il Borgogna da vini bianchi possono essere adoperati anche per i vini rossi e per quelli rosati preferibilmente giovani o di medio invecchiamento.
Per i grandi vini rossi, invecchiati, si adoperano calici più ampi, di formato più grande, con un calice panciuto rastremato verso l'orlo. Talvolta questi bicchieri sono simili al Ballon usato per bere il Cognac ma sono di formato più grande rispetto a questo.
Per gli spumanti si adopera la Flûte, detta anche bicchiere ad angelo. La coppa è preferibile utilizzarla per i vini spumanti da dessert. Per i vini di tipo liquoroso, vanno meglio bicchieri di piccolo formato che conservano più a lungo l'intenso bouquet che essi sprigionano.

ABBINAMENTO VINO PIETANZA
Servendo vari tipi di vino durante il pranzo occorre ricordare: il vino bianco precede il vino rosato e quello rosso; il vino giovane precede quello più maturo o vecchio; il vino meno importante precede quello più importante. Regola essenziale negli abbinamenti è scegliere un vino atto a sottolineare il cibo, il vino non deve soverchiare il cibo e viceversa.
I vini bianchi secchi sono adatti per: antipasti leggeri di pesce, uova, prosciutto, paté; minestre delicate; crostacei e molluschi, pesce lesso con salse leggere; frittate, verdure con formaggi giovani non piccanti.
I vini spumanti bianchi sono adatti per: indicati come aperitivo se di tipo "brut" o "sec"; adatti anche con gli antipasti non troppo piccanti. Gli spumanti di tipo nettamente amabile o dolce sono indicati soltanto per il dessert.
I vini rosati sono adatti per: antipasti di salumi, carni crude condite; minestre o risotti asciutti con sughi generosi anche di carni; pesci al cartoccio con tanti aromi o cucinati con intingoli; pollo e coniglio con salse rosate; pizze e simili, torte di verdure.
I vini rossi giovani e leggeri sono adatti per: pollo, coniglio, piccione, vitello, frattaglie in genere, con salse leggere; minestre asciutte con salse corpose a base di salumi o di carni oppure di funghi.
I vini rossi di medio corpo e media stagionatura sono adatti per: carni di maiale, bolliti misti, piatti di umidi, cacciagione, selvaggina di piccola taglia.
I vini rossi importanti, generosamente alcolici invecchiati sono adatti per: carni arrostite o grigliate; piatti della grande cucina a base di carni pregiate e selvaggina; formaggi a pasta molto piccante o a pasta dura stagionati.
I vini rossi spumanti sono adatti per: sono quasi sempre amabili o dolci e si servono con la frutta oppure con il dessert.

PER SERVIRE IL VINO ALLA GIUSTA TEMPERATURA
Vini bianchi in generale..................................... 10/12°
Vini bianchi freschi giovani, frizzanti................. 8/10°
Vini bianchi dolci, liquorosi................................ 6/7°
Vini bianchi spumanti......................................... 6°
Vini rosati.............................................................. 12/14°
Vini rossi leggeri (Merlot, Bardolino)............... 14/16°
Vini rossi medi (Nebbiolo)................................ 16/18°
Vini rossi importanti (Barolo, Barbaresco)..... 18/20°

COME LEGGERE L'ETICHETTA DI UN VINO
L'etichetta rappresenta un vero e proprio biglietto da visita sul quale sono contenute importanti informazioni relative al vino in bottiglia, vediamo l'esatta funzione delle diciture e delle sigle che compaiono sull'etichetta stessa.
Indicazioni obbligatorie per legge sono:
• Gradazione alcolica effettiva: il numero che la indica rappresenta la percentuale di alcool del contenuto dichiarato in etichetta; il valore non può differenziarsi da quello reale del prodotto oltre 0,3° in meno e 0,5 in più.
• Quantità di vino contenuto nella bottiglia: in litri, inoltre una e minuscola indica che il recipiente soddisfa le normative CEE.
• Nome o ragione sociale completa dell'imbottigliatore e indicazione della località ove lo stesso ha la sede principale.
• Registro imbottigliamento: è indicato da una cifra a 4 numeri e dalla sigla della provincia d'appartenenza, rappresenta il codice del produttore.
• Nome dello stato: per i vini destinati all'estero.
• D.O.C. Denominazione d'origine controllata.
• D.O.C.G. Denominazione d'origine controllata e garantita.
• V.Q.P.R.D. Vini di qualità prodotti in regioni determinate (è l'equivalente a livello comunitario delle prime due).
• Vino da tavola.
• Vino da tavola ad indicazione geografica: vino ottenuto con uve provenienti da una regione delimitata.
Ogni altra eventuale dicitura è facoltativa e fa parte dell'immagine che il produttore vuol creare attorno al proprio vino.

LA CONSERVAZIONE DEL VINO
Da sempre il luogo ideale per conservare il vino è una buona solida cantina che possieda questi requisiti:
• temperatura fresca, costante (12 - 15 gradi).
• Isolamento dai rumori, dalla luce, ambiente arieggiato, asciutto, senza muffe, senza odori estranei (far coesistere nello stesso luogo bottiglie di vino, salumi, formaggio, aceto non è cosa consigliabile).
In questo luogo ideale arredato con classiche scaffalature in legno, o in metallo il vino potrà essere posto seguendo queste semplici indicazioni:
• I vini bianchi e gli spumanti vanno posti in basso vicino al pavimento.
• I vini rosati, rossi giovani, e rossi superiori vanno posti ai piani superiori in successione.
• I vini liquorosi (e i liquori) all’ultimo piano in quanto sono quelli meno sensibili.
Le bottiglie, se possibile, dovrebbero essere coricate in quanto il contatto continuo fra vino e tappo impedirà a quest’ultimo di restringersi evitando così possibili e dannose infiltrazioni d’aria nelle bottiglia.
In ogni caso è assolutamente necessario mantenere in posizione coricata le bottiglie di vini spumanti e di quei vini destinati per loro natura ad un lungo soggiorno in cantina.
Mancando una cantina adeguata è meglio ridurre al minimo le scorte di vino e le soste dello stesso, acquistando di volta in volta il necessario.
Il vino ha una sua vita contrassegnata da precise stagioni di vita e dopo la maturità diviene decrepito, muore.
Una buona cantina facilità la conservazione ma non impedisce la decadenza d’un vino e quindi bisogna seguire attentamente i tempi ottimali di maturazione evitando di ritrovarsi con una lunga fila di bottiglie colme ormai di un liquido inerte.

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Dove trovarlo
Produzione e vendita | Enoteche 

PRODUZIONE E VENDITA
Il Tralcio Via Vittorio Emanuele II - Bricherasio - Tel. 0121.599052
246 soci produttori d'uva nella zona del doc pinerolese. Prodotti d ipunta sono il Pinerolese Rosso doc, il Pinerolese Barbera doc e il Briché Bianco da uve chardonnay. Disponibili anche gli altri vini doc della zona come il ramìe
Dora vini Azienda vinicola Via Roletto 10/2 - 0121.352193/0121.354407
Si trovano tutti i vini a denominazione d'origine del Pinerolese (escluso il Ramìe), oltre ad alcune curiosità come il Prustinenc o il Fross Bianc.
Giuliano Coutandin - Borgo Ciabot , 12 - Perosa Argentina - Tel. 0121.803473
Un produttore appassionato che si è dedicato alla valorizzazione del Ramìe. la produzioe è limitata a poche centinaia di bottiglie. Diradamenti e selezione delle uve contribuiscono alla nascita di un vino che arriva anche a 13 gradi.
Bronzat - Borgo Gleisolle, 18 - Roure - Tel. 0121.842830
Franco Bronzat si è dedicato con altri viticoltori della zona, alla rinascita del ramie. Le sue vigne di Avanà, avarengo, neretto e lambrusca sono a Pomaretto (zona di produzione della doc Pinerolese). Da ogni vendemmia ricava un migliaio di bottiglie di Ramìe de la Plumacetta, vino premiato al concorso dei vini di montagna di Aosta.

ENOTECHE
Il grappolo Via Buniva, 63 - Pinerolo - 0121.322754
La Cantina del Corso Corso Piave, 38 - Pinerolo - 0121.322349
Bacco Ghiotto Via Lequio, 24/a - Pinerolo - 0121.70445
Enoteca Tredicigradi di Silvana Sarti - Via Gianavello, 29 - Luserna S. Giovanni- Tel.0121.90566
La Vinicola - Via Giolitti, 91 - Cavour - Tel. 0121/69993 - 0335/6404958
Mensoteca - Via Giolitti, 151 - Cavour
Robasto vini - Via Toscanini - Cavour - Tel. 0121.6598

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